Strage di via D’Amelio: 21 anni dopo, la rabbia e il ricordo.

Borsellino

Il pomeriggio del 19 luglio 1992, il magistrato Paolo Borsellino veniva assassinato dagli uomini di Cosa Nostra, i quali fecero esplodere 100 kg di tritolo all’interno di una macchina parcheggiata in via Mariano D’Amelio, proprio sotto casa della madre del giudice palermitano.  Insieme a lui morirono cinque dei sei agenti incaricati di scortarlo.

L’attentato a Borsellino avvenne esattamente 56 giorni dopo la strage di Capaci, nella quale persero la vita il giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, segnando così indelebilmente uno dei periodi più cupi della storia italiana e lasciando il nostro paese orfano delle due figure più rappresentative nel campo della lotta alle mafie.

Nella giornata di venerdì scorso sono state numerose le dichiarazioni dei rappresentanti politici italiani che hanno voluto rendere omaggio alla figura di Paolo Borsellino, ad iniziare dal presidente del Senato Pietro Grasso. L’ex procuratore nazionale antimafia ha aperto la seduta a palazzo Madama spendendo parole commosse per il magistrato palermitano. “Paolo Borsellino ha sacrificato la sua vita perchè la nostra fosse migliore.” ha dichiarato Grasso “Voglio ricordare non solo il magistrato con il quale ho avuto la fortuna di lavorare, ma anche l’uomo che ho avuto il privilegio di conoscere e di apprezzare nelle sue qualità più intime e personali”. Il presidente del Senato ha poi voluto indirizzare “un pensiero speciale” ai familiari del giudice assassinato.

Alle parole di Grasso si è immediatamente accodato il premier Enrico Letta, sostenendo l’importanza dell’approvazione del tanto discusso articolo 416 ter del codice penale, al fine di punire lo scambio elettorale tra politici ed esponenti mafiosi.  ”L’impegno nostro è far sì che l’approvazione finale di quel provvedimento arrivi entro estate qui in Senato.” ha concluso Letta.

In tarda mattinata sono arrivate anche le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale ha voluto ricordare anche Giovanni Falcone, esprimendo sentita gratitudine per il lavoro svolto e per il tragico sacrificio.

Non solo commozione e ringraziamenti, ma anche tanta rabbia da parte di coloro che vogliono sapere la verità riguardante tale tragedia, sopratutto alla luce delle relativamente recenti scoperte, riguardanti  la trattativa Stato-mafia. Le manifestazioni sono state moltissime in tutta Italia, ma il fulcro di tutto è stato proprio il luogo dove avvenne la strage, via D’Amelio.

Qui è stato organizzato un particolare presidio,il quale prevedeva una mattinata dedicata ai bambini con attività formative ed educative sulla legalità, mentre nel pomeriggio era prevista la partecipazione di numerosi magistrati e personaggi della società civile che hanno voluto ribadire la necessità di conoscere la verità a riguardo delle stragi. Tra questi vi erano il disegnatore Vauro Senesi, l’attrice Sabina Guzzanti e lo scrittore e giornalista Marco Travaglio, il quale in serata ha effettuato un intervento molto applaudito. Nel pomeriggio, alle 16.58, ora dell’esplosione di 21 anni fa, è stato osservato un minuto di silenzio.

In via D’Amelio era presente anche Rita Borsellino, sorella di Paolo e presidentessa onoraria del “Centro Studi Paolo Borsellino”, e proprio da lei sono giunte le parole più dure. “Sembra si voglia far passare il fatto che se lo Stato decide di  trattare con la mafia  non sia un fatto penalmente rilevante, per cui la magistratura non ha il compito di indagare su questo” ha dichiarato la sorella del magistrato assassinato “Uno Stato come il nostro che ha paura di conoscere la verità è senza futuro“.

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