Strani giorni, viviamo strani giorni

I lettori, troppo buoni, sono ormai tristemente usi. Così come vani si son dimostrati i voti, da me più volte espressamente pronunciati, di rispettare una conveniente continuità nella stesura dell’editoriale. D’altronde tentare di forzare la propria natura è quasi sempre infruttuoso e frustrante. Come diceva il buon Orazio "scaccia pure con un forcale la tua indole, tornerà ugualmente".In medias res, lasciando da parte ulteriori istanze di remissione di colpa da parte del sottoscritto, oggi vorrei seguire la suggestione di un motivetto che mi ronza in testa da ore: "Strani giorni, viviamo strani giorni". Altro che motivetto. Una rapida ricerca in quel che resta della mia memoria, una rovistata tra i cd archiviati senza logica apparente, ed ecco che cado ne "L’imboscata" di Battiato. Lo stesso disco che contiene "La cura", quello che considero di buon grado il capolavoro del Maestro.Accidenti, sono anni che non lo prendevo tra le mani. Il disco, intendo. Tutta colpa dell’Ipod. Gran comodità quell’attrezzo lì. Però, una volta scaricato un cd nella diavoleria tecnologica, in un certo senso ne perdi il gusto del possesso. È come per gli ebook. Con pochi euro ti scarichi il libro in formato digitale o peggio te lo pirati (eventualità, quest’ultima, remota data la mia nota incapacità prossima all’analfabetismo informatico). Visualizzi il file sullo schermo di un pc o sull’apposito reader, ne scorri qualche riga rimandando la lettura a quando avrai qualche ora libera. Poi puntualmente te ne dimentichi. Non è come un libro. Non profuma d’inchiostro e polvere. Non ti chiama dalla libreria, quando meno te lo aspetti. Sta lì. Semplicemente giace in un freddo elenco di files in qualche cartella. No, non è la stessa cosa.Di un libro vero ricordo quasi sempre la storia. Ricordo quando l’ho acquistato, dove e con chi. Quindi ricordo un po’ della mia storia. Così è anche per le foto. È fin troppo banale discettare sul fascino di immagini stampate e magari sbiadite dal tempo. Comunque scelte, selezionate tra altre, prima di consegnarle al fotografo affinché le fissasse su carta. Poi ritrovate a distanza di anni ben catalogate nel raccoglitore plastico con in copertina la pubblicità della stampa rapida in un giorno. Roba d’altri tempi. Oggi la foto si consuma calda. Un click dal telefonino o dalla macchinetta digitale e te la spedisci con l’mms o col bluetooth direttamente sullo schermo del computer di casa o sulla stampante senza fili. Risultato. Ogni famiglia riempie memory card, cd, dvd e quant’altro di milioni di immagini. Poi restano lì. Giacciono. Gigabyte su gigabyte. È l’era del digitale, tutto è virtuale. La memoria come il sesso. Strani giorni, viviamo strani giorni. Qualcosa in me si ribella. Un moto emerge da una esistenza normalmente sonnacchiosa. Voglio proclamare al mondo che mi piacciono i libri, meglio se antichi e rari, i dischi in vinile e le foto in bianco e nero. Come se non bastasse sono un "veterosessuale" talvolta anche un po’ romantico. Dixi.

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