Teflon: si smontano le accuse

La superficie antiaderente, meglio nota come Teflon (marchio della DuPont), avrebbe però evidenziato che, secondo un’analisi indipendente commissionata dalla stessa azienda e da altre ricerche, "in normali condizioni di cottura non c’è traccia di Pfoa nei rivestimenti antiaderenti in Teflon". Conclusioni confermate anche dalla FDA, dalla Consumer Product Safety Commission e dalla stessa Epa che, da parte sua, ha però chiesto ai produttori di ridurre le emissioni e i livelli di acido Perfluoroctanoico (Pfoa) di ben il 95% entro il 2010, fino ad eliminarlo definitivamente entro il 2015. Nello specifico il pericolo non riguarderebbe l’utilizzo in cucina da parte di cuochi e massaie, bensì i lavoratori delle aziende produttrici e l’ambiente stesso. Il Pfoa, come sottolineano i numerosi produttori di pentole italiani (Bialetti, Ballarini, Alluflon, Illa, TVS, ecc), "viene demolito ad alte temperature (234 gradi) e per sinterizzare il Teflon si superano i 400 gradi". "Le pentole – assicurano – a processo ultimato non contengono quantità misurabili di Pfoa". A quanto sembra, non esiste alcun pericolo per la salute dei consumatori, ma l’eliminazione del Pfoa chiesta dalla Epa gioverebbe all’ambiente ed ai lavoratori coinvolti nelle fasi di produzione del Teflon.

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