Terza età: non chiamateci vecchi!

Sul piano della salute sono le malattie cardiache (38,1%), i tumori (35,4%) e la depressione (18,1%), le patologie che più spaventano gli anziani. Per prevenirle essi però si attrezzano, per quanto possibile, con stili di vita salutari, fatti di passeggiate all’aria aperta (73,9%), attività sportive (28,3%) e controlli medici preventivi (il 51,6% fa una visita o controllo almeno una vota ogni tre mesi). I fattori che minacciano di più la salute e su cui è necessario che vengano date informazioni a tutti, sono, secondo il parere degli anziani intervistati, l’inquinamento atmosferico (per il 43,1%) e il fumo (per il 37,5%). Sono sostanzialmente soddisfatti dei servizi sanitari (il 57,3% li giudicano ottimi o buoni) e indicano nella lunghezza delle liste di attesa il vero problema (40,5%). Ma l’anzianità non dovrebbe essere più valutata quasi esclusivamente sul piano sanitario, perché il segreto di una buona vecchiaia, secondo gli anziani, risiede fondamentalmente “nella libertà di fare ciò di cui si ha voglia”. Il 60,6% degli anziani di 60 anni e più vede nell’allungamento della vita una opportunità, perché permette di fare le cose che piacciono, ed oltre il 58% giudica positivamente l’andare in pensione, perché consente di vivere senza obblighi e godersi la vita. La ricetta della buona vecchiaia richiede di essere attivi (per il 51% degli intervistati), avere fede (per il 27,6%; oltre il 47% va a Messa almeno una volta al mese), autonomi (per il 27,5%) e aperti alle relazioni con gli altri (per il 22,2%). Per il 67,2% è la famiglia la cosa alla quale dare più importanza, seguita dalla vita affettiva (28,8%) e dalla vita spirituale (21,7%). Appare poi fondamentale il rapporto con i nipoti e i giovani (per il 46,1%) considerato il principale fattore di una buona vecchiaia, seguito a brevissima distanza dal tenere allenata la mente (ad esempio leggendo, o tenendosi informati) sottolineato dal 45,8% degli intervistati. Riguardo alle attività che svolgono nel tempo libero, oltre il 61% incontra amici, il 51,7% legge libri, il 48,4% si dedica a un hobby, il 18,6% partecipa a gite parrocchiali o promosse da aziende. Da segnalare anche la diffusione dei comportamenti etici: il 56,2% degli anziani dichiara di dare soldi in beneficenza, il 42,6% di aiutare persone in difficoltà ed il 12,5% di svolgere attività di volontariato. I luoghi che gli anziani percepiscono come più attenti alle loro esigenze sono i servizi e le strutture sanitarie (20,5%), i supermercati e i centri commerciali (18,7%), che non vanno considerati solo come luoghi di shopping ma spesso diventano punti di incontro, poi chiese e strutture religiose (18,2%). La paura fondamentale temuta dagli anziani è quella della non autosufficienza, per il 74% degli intervistati, mentre è meno rilevante persino la paura della morte (temuta solo dal 31,6% degli intervistati). Infine il 41% è convinto che la propria vecchiaia sia più serena e con un maggior benessere rispetto a quella vissuta dai genitori o dalle persone che erano anziane quando loro erano giovani. Sta facendosi largo una visione originale e particolarmente positiva della terza età, vista come tempo della libera scelta e di nuove opportunità, di fine degli obblighi dell’età adulta e di sperimentazione di attività nuove e piacevoli, per le quali vale la pena impegnarsi. Sono questi alcuni dei risultati principali della ricerca svolta da Censis-Salute/la Repubblica, presentata nell’ambito del Convegno su “Terza età, un mondo da scoprire una risorsa da valorizzare”.

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