Torino: memoria per il Salone del Libro 2010

Dapprima attraverso l’oralità, poi la scrittura, i popoli hanno sempre cercato di tramandare la loro esperienza organizzandola in grandi filoni: i miti d’origine, le leggende di fondazione; le imprese prestigiose dei re, con le relative genealogie; il sapere tecnico, trasmesso con formule intrise di magia religiosa. Dalla celebrazione di eventi memorabili con gli archivi di marmo o di pietra che sono le stele, i monumenti, alle nuove tecnologie informatiche che mettono a nostra disposizione una capacità di stoccaggio di dati praticamente infinita e ancora impensabile fino a ieri, proprio quando il mondo sembra appiattirsi su un presente superficiale e nevrotico, incapace di fare realmente i conti con la propria storia, di progettare un futuro condivisibile, di sottoscrivere un vero patto sociale fondato sul rispetto delle regole.Da Freud a Thomas Mann, passando per Primo Levi, Umberto Eco e George Orwell, la memoria sarà analizzata in tutte le sue sfaccettature letterarie. Sono questi alcuni dei temi, all’incrocio fra scienza, storia, letteratura, arti, che saranno al centro degli incontri e dei dibattiti del Salone 2010, a partire dalle lectio magistralis di Gianfranco Ravasi sulle religioni del ricordo, dell’architetto Mario Botta sul rapporto con il passato e del regista Giuseppe Tornatore sull’uso cinematografico della memoria.Ma soprattutto, in vista del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, il Salone sarà l’occasione per sottoporre a riflessione i grandi nodi irrisolti della storia del Novecento e di questi ultimi decenni, quegli stessi che già additava Pasolini nelle sue profetiche invettive: mutazioni antropologiche che vengono di lontano, la difficoltà crescente di definire una comune identità in cui riconoscersi, le spaccature tra Nord e Sud, spinte separatiste sempre più forti; i troppi interrogativi ancora legati alla stagione del terrorismo, la pratica di un’illegalità diffusa non più percepita come tale, mafia e camorra e i loro rapporti con lo Stato e la politica, le leggi sull’immigrazione. Questioni aperte che, lungi dal sollecitare ogni retorica commemorativa, impongono un serrato confronto critico.

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