Torna Canà: L’allenatore nel pallone 2

Oltre al comico pugliese, "L’allenatore nel pallone 2" presenta un cast di prim’ordine, tra giocatori, allenatori, giornalisti sportivi e attori come Max Parodi, Biagio Izzo, Anna Falchi e Andrea Roncato. Ci sono quindi tutti gli ingredienti per un degno seguito della commedia calcistica che, dalla metà degli anni ’80, è un cult per tutti gli italiani del pallone. Ritroviamo così Oronzo Canà, il mister della mitica Longobarda, ormai senza squadra da anni.

Alle prese con un’azienda agricola – che gestisce con la moglie Mara, il nipote Oronzino, la figlia Michelina e al genero Fedele – Canà sembra fuori dai giochi finché, durante una trasmissione sportiva, si ritrova testimone della neopromossa Longobarda. Durante il talk show, un giornalista si ricorda che allora, nonostante Canà fosse riuscito a salvare la squadra dalla retrocessione, venne esonerato. Messo alle strette, Canà rivela il vero motivo di quell’esonero: nel vincere l’ultima partita, quella che aveva permesso la permanenza della Longobarda in serie A, Canà disubbidì ad una richiesta del vecchio presidente Borlotti, che voleva retrocedere in serie B perché non riusciva a reggere i costi della serie A. Con questa sua dichiarazione, controbattuta dal figlio dell’allora presidente e dal suo socio Ivan Rameko, Canà diventa il primo testimone diretto di scomode verità sul calcio.

A sorpresa, proprio Borlotti e Ramenko gli propongono di allenare la squadra nel prossimo campionato di serie A. Vogliono darsi un’immagine di specchiata onestà e chi più di Canà può garantire ciò? Canà accetta e si trasferisce, pieno di entusiasmo, nel Nord Italia. Il suo sogno s’è realizzato: tornerà ad allenare e proprio la mitica Longobarda. I tempi sono però cambiati ed il mister non tarderà ad accorgersene. Tra gag, equivoci, malintesi linguistici e scoperte inquietanti, quella di Canà diventa sempre più una lotta tra lui e "il nuovo calcio", o almeno i suoi aspetti peggiori, perché poi quando incontra i reali campioni come Totti, Del Piero, Buffon, allora si riappacifica con il gioco, anche se spesso ciò coincide con una goleada della squadra avversaria a suo danno. Aiutato dal vecchio amico-manager Bergonzoni, tessera alcune vecchie glorie ormai fuori dal giro e soprattutto prende Caninho, un giovanissimo campioncino brasiliano, portato in Italia da una grande squadra e poi scaricato. Ancora una volta, sorprese e sfide decisive metteranno a dura prova il carattere di Oronzo Canà.

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