Trucioli per il vino: la proposta UE non piace

Confagricoltura e Coldiretti, ad esempio, si schierano apertamente con il fronte del "no" e motivano la loro posizione con i possibili danni che una simile tecnica può portare sia alla produzione nazionale, sia ai consumatori. Confagricoltura ha infatti dichiarato: "La proposta danneggia gravemente i produttori di vino che vogliono utilizzare tecniche tradizionali di produzione, ovvero quelle tecniche che non attribuiscono caratteristiche ‘ingannevoli’ al prodotto". In riferimento alla proposta, questa secondo Confagricoltura disciplina una serie di parametri da rispettare per i produttori che vogliono utilizzare questa pratica, relativamente all’origine, alle dimensioni e alle caratteristiche di purezza dei trucioli. "Contiene – però – un elemento di forte criticità per quanto si riferisce all’etichettatura. Il testo – spiega l’organizzazione – permette, infatti, a coloro che utilizzano i trucioli di non fornire alcuna indicazione in etichetta". Per la produzione europea, il trend è infatti quello della qualità e della chiarezza, mentre tale proposta sembra andare controcorrente. "Ciò – aggiunge Confagricoltura – determinerebbe una situazione di grande confusione nei consumatori, verosimilmente i produttori che utilizzano legno o barrique a differenziare le loro bottiglie mediante indicazioni facoltative in etichetta, con costi aggiuntivi rispetto a coloro che usano i trucioli".Sulla stessa linea anche Coldiretti, che afferma: "Nel mercato globale occorre evitare che prevalga una concorrenza sleale fondata sulla mancanza di trasparenza nell’informazione sulle caratteristiche dei prodotti in riferimento alle tecniche utilizzate, all’origine e alle modalità di invecchiamento". Per Coldiretti, l’Unione Europea deve dunque scegliere la strada della qualità e della trasparenza, anche in virtù del fatto che nell’ultimo quarto di secolo il consumo di vini di qualità classificati in Europa come VQPRD (DOC e DOCG per l’Italia) è aumentato del 54,6% in Italia, del 51,4% in Francia e dell’82,4% in Spagna, mentre contemporaneamente in questi stessi Paesi si è ridotto il consumo di vini da tavola. Proprio i vini da tavola, infatti, sono quelli indicati dall’Italia come gli unici che potrebbero utilizzare questa nuova pratica che, in realtà, trova scarso appoggio da parte dei nostri migliori vitivinicoltori.

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