Turismo enogastronomico: un settore in continuo rilancio

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A fronte dei numerosi sondaggi elaborati e resi noti da Coldiretti, i dati sono inequivocabili: nel settore del turismo enogastronomico il Belpaese è indiscusso leader mondiale. A decretare il titolo è l’ammontare di spesa sostenuta dai turisti italiani e stranieri per consumare pasti e acquistare prodotti tipici: 24 miliardi di euro, equivalente a ben un terzo del budget complessivo destinato alle vacanze. Ma il primato non si ferma qui: con quasi 4700 specialità regionali censite (le cosiddette “bandiere del gusto”, di cui il 10% assegnato in Toscana), il maggior numero di aziende biologiche in Europa, e il record comunitario di alcuni marchi di qualità (dop, igp e stg, in base agli ultimi dati Istat disponibili), l’Italia si distingue, una volta tanto, in positivo.

Per quest’anno, inoltre, si stima che un intero miliardo sia destinato ad acquisti presso frantoi, caseifici, cantine, mercati contadini, produttori a km 0; «per garantirsi una maggiore freschezza, ma anche per evitare costose intermediazioni» (fonte sempre Coldiretti), ripristinando così l’originaria, biunivoca solidarietà – e prossimità – tra chi produce e chi consuma, a beneficio di entrambe le parti.

Non solo: tra i turisti che ancora si possono permettere di comprare il cosiddetto “souvenir”, la scelta ricadrebbe ormai, prevalentemente, sul prodotto agroalimentare; ovvero sulla conserva, sul trasformato, sulla bottiglia di vino, piuttosto che sui più convenzionali oggetti d’artigianato.

Notevole anche il gradimento riscontrato presso sagre e feste di paese: un’alternativa low cost, più modesta rispetto al canale della ristorazione ufficiale, apprezzata da 3 italiani su 4; e soprattutto una scelta ben spendibile anche da parte di chi, costretto a rinunciare alla classica “villeggiatura”, voglia consentirsi almeno una semplice gita fuori porta.

In altre parole: i turisti rinunciano a tutto – persino, da ultimo, alle vacanze – fuorché al cibo. A patto, però, che sia un cibo non solo appagante per il palato, ma anche il più possibile sano e rappresentativo della cultura e della tradizione di un territorio.

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