Un gene è causa della miopia

La scoperta di Hammond potrebbe così rappresentare un grande balzo in avanti verso la cura della miopia, un problema che affligge milioni di persone in tutto il mondo, in quanto lo stesso ricercatore è convinto che “la chimica biomolecolare potrà riservare risposte importanti alla guarigione della malattia”. Sempre secondo Hammond, “I motivi che inducono la miopia sono principalmente legati alle caratteristiche genetiche del Pax6, anche se alcuni fattori ambientali possono risultare attivi nella limitazione del campo visivo, ma la loro diretta corresponsabilità è circoscritta ad esposizioni molto ingenti a fotoni ad elevata energia o alla continua necessità correttiva di chi deve fissare elementi minuti a distanze considerevoli”.

Parlando di miopia, è utile sottolineare che si tratta di un difetto di refrazione, relativo cioè al sistema che mette a fuoco le immagini. In un occhio normale (emmetrope), i raggi luminosi provenienti da oggetti distanti cadono, quindi vanno a fuoco, esattamente sulla retina. Nell’occhio miope invece, questi raggi cadono su un piano posto davanti alla retina per poi divergere e raggiungerla formando un’immagine sfuocata sulla retina. L’occhio miope riesce così a percepire solo delle immagini confuse.

La miopia è inoltre catalogabile in due forme principali: congenita e acquisita ed il miope, è colui che vede bene da vicino: maggiore è la miopia quindi, minore è la distanza cui il miope vede bene. Per correggere tale difetto visivo, gli oculisti ricorrono a lenti correttive (lente negativa), come occhiali e lenti a contatto, o alla più recente tecnica del laser. Giusto sottolineare che la scoperta di Hammond potrebbe aprire nuove strade a soluzioni definitive o meno invasive.

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