Un ormone all’origine della fiducia

Lo studio realizzato dallo scienziato e dalla sua equipe ha coinvolto 58 volontari, ai quali è stato proposto un test, durante il quale i soggetti dovevano decidere se fidarsi o meno di un partner d’affari, per investire insieme in un determinato progetto. Dopo aver diviso i volontari in due gruppi, al primo è stata somministrata l’ossicitina, mentre il secondo è stato mantenuto in condizioni “normali” ed utilizzato come gruppo di controllo. I risultati ottenuti hanno dimostrato che tra i volontari che avevano assunto ossicitina, il 45% ha deciso fidarsi del partner d’affari e di effettuare il ricco investimento, mentre nel gruppo di controllo la percentuale di coloro che si sono fidati dell’altro si è fermata al 21%. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature, ha così dimostrato che esiste una possibilità di “condizionare” i rapporti di fiducia verso il prossimo. Antonio Damasio, dell’Università dell’Iowa, ha recentemente commentato l’esperimento di Fehr, dichiarando che si tratta di una scoperta che potrebbe aprire nuove vie per la cura di malattie come l’autismo, dove spesso risulta difficile stabilire rapporti di fiducia. Altri esperti sembrano invece orientati ad una maggiore cautela, in quanto tale sostanza potrebbe essere usata per fini meno leciti, come il condizionamento delle scelte con scopi commerciali o politici.

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