Università: piace l’esperienza all’estero

A rivelarlo è un sondaggio promosso da Universitalia tra 7.000 laureandi italiani, dove si registra un incremento del 15% di soggiorni in paesi stranieri rispetto all’anno precedente. Ad avere le valigie pronte sono, in particolare, le donne che rappresentano il 53% degli studenti con la vocazione esterofila, contro il 47% degli uomini.La motivazione principale che spinge le ragazze ad affrontare una permanenza in un’altra nazione è quella di perfezionare la conoscenza di una lingua straniera (73%). Segue la volontà di immergersi in un altro contesto culturale (15%) e il proposito di arricchire il proprio curriculum vitae con un’esperienza lavorativa o di tirocinio in ambito internazionale (12%).Gli uomini, invece, se da una parte, condividono la necessità di apprendere un’altra lingua (62%), dall’altra non disdegnano la possibilità di svolgere un’attività lavorativa o di stage all’estero (35%). Solo il 3%, invece, considera l’incontro con le altre culture lo scopo primario della permanenza in un paese diverso da quello di origine.La maggior parte degli studenti "viaggiatori" (53%) sceglie di aderire ai programmi di mobilità internazionale per sostenere le spese del soggiorno, mentre il 25% si affida a organizzazioni ed enti privati. Il restante 22%, invece, scommette solo sulle proprie forze, organizzando autonomamente il viaggio e sostenendone i costi.Secondo il 55% degli universitari, il periodo di permanenza ideale oltre confine va dai 4 ai 6 mesi, mentre il 29% predilige un breve soggiorno da 1 a 3 mesi. Solo il 16% decide, durante gli studi, di trattenersi all’estero per più di un semestre. Tra coloro che decidono di trascorrere un periodo superiore a 6 mesi in un paese straniero ci sono, in particolare, coloro che sono in attesa degli esami di ammissione a corsi di laurea specialistici e master.

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