Uomo tradito, mezzo salvato: dall’ira

Davvero un brutto affare, difficile da digerire anche a distanza di tempo. Tant’è che l’ira dell’uomo, nata dalla lettura del diario della moglie, ha perdurato sino al momento della vendetta. Quest’ultima messa a punto meticolosamente, selezionando con cura i messaggi più significativi e piccanti reperiti nel diario della moglie – che ne conteneva ben 1.500 – per poi spedirli a 16 colleghi della moglie, tutti professori universitari. Oltre al bollente collage, il marito tradito non ha resistito alla tentazione di arricchire le lettere con qualche commento ingiurioso sulla moglie, parole chiaramente dettate dall’ira e dalla brutta ferita nell’orgoglio. Una vendetta sconsiderata la sua, capace di scatenare un vero e proprio scandalo in città. Per questo l’uomo, subito denunciato dalla moglie per diffamazione, ingiuria e minaccia, si era anche visto condannare a otto mesi, oltre che al risarcimento nei confronti della moglie.
La Cassazione non si è però trovata d’accordo con i precedenti giudizi e ha assolto l’imputato: era giustificato dall’ira, una condizione che non necessariamente si esaurisce in un’azione istantanea. A quanto pare, almeno in casi limite come questi, il coniuge tradito ha quindi tutto il diritto di offendere, senza per questo incappare nel reato di diffamazione.

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