Vallettopoli: interviene il Garante della privacy

L’attività di Corona, alla quale gli inquirenti credono siano strettamente legati anche Lele Mora e alcuni clienti della sua agenzia, potrebbe addirittura configurare l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione e allo sfruttamento della prostituzione. In particolare, l’organizzazione avrebbe ricattato numerosi personaggi famosi immortalati in fotografie ritenute "scomode", proponendo l’acquisto delle stesse immagini per bloccarne la pubblicazione sui giornali di gossip.

Ad oggi, con l’inchiesta tutt’altro che conclusa, si è però reso necessario l’intervento di un’altra istituzione: il Collegio dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Nei giorni scorsi, infatti, alcuni quotidiani italiani hanno pubblicato i nomi delle vittime dei presunti ricatti, diffondendo informazioni e dettagli riguardanti la loro vita privata se non addirittura la loro sfera sessuale.

In relazione all’inchiesta di Potenza, il Garante ha così dovuto adottare un provvedimento con il quale vieta "con effetto immediato" a tutti gli organi di informazione di diffondere notizie che si riferiscano a fatti e condotte private che non hanno interesse pubblico; che riguardino notizie, dettagli e circostanze eccedenti rispetto all’essenzialità dell’informazione; che attengano a particolari della vita privata delle persone diffusi in violazione della tutela della loro sfera sessuale.

Ad oggi, eventuali violazioni a questo provvedimento costituiscono quindi un reato punito con la reclusione da tre mesi a due anni ed è fonte di responsabilità per una eventuale richiesta di risarcimento danni. Il provvedimento si è reso necessario, ha sottolineato il Garante, poiché "sono state diffuse alcune informazioni e notizie, anche non estratte da trascrizioni di intercettazioni, che hanno oltrepassato i limiti del diritto di cronaca e violato i diritti e la dignità delle persone interessate, a prescindere dalla veridicità di quanto diffuso".

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