Villers a Venezia: La perspective du ventre

"Bisogna che facciamo qualcosa noi due. Io ritaglierò dei piccoli personaggi e tu scatterai delle foto. Con il sole darai rilievo alle ombre, ti toccherà fare migliaia di scatti".Da questa semplice proposta del genio spagnolo, trasformatasi poi in vera e propria comunione d’arte e di intenti col giovane André, avrebbe preso vita tutta una serie di memorabili ritratti di Picasso in pubblico e in privato. A questo primo formidabile sodalizio sarebbero seguite numerose altre collaborazioni, in particolare con Prévert, Cocteau, César, Hartung, Leo Ferré, Brassai, Doisneau, Ionesco, Aragon, e Butor, anch’essi fatti propri dalla Rolleiflex di Villers insieme a una foltissima schiera di altri protagonisti della cultura europea del secolo scorso: da Simone de Beauvoir a Le Corbusier, da Guttuso a Fellini, da Boulez a Ponge.Il titolo della mostra prende spunto dal fatto che Villers fotografava con un apparecchio Rolleiflex che per inquadrare si tiene davanti al ventre. "La prospettiva del ventre" diviene così una sorta di architettura nell’occhio del fotografo e nello spazio del soggetto dove geometrie e sentimenti possono incontrarsi. Possiamo definire le foto di Villers le ultime opere dell’arte fotografica prima dell’era digitale e guardarle come capolavori di capacità artistica e sapienza tecnica. Lo stesso vale per le sue elaborazioni: l’immaginario prodotto dalla serie di opere fotografiche offre una summa delle arti del XX secolo e una miriade di suggestioni pronte a essere carpite dai nuovi media che, pur disponendo della velocità delle tecnologie, faticano a liberarsi dal dato freddo delle possibilità per entrare in rapporto caldo con l’esistenza dei soggetti rappresentati.

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