WWF: nelle Alpi calano neve e sciatori

Il dossier fissa al 60% la quota di piste italiane "rifatte", con un costo per gli impianti di innevamento presenti nell’intero arco alpino superiore ai 3 miliardi di euro. "Alpi e turismo: trovare il punto di equilibrio" è il primo studio a proporre un’analisi integrata dello status delle montagne del Belpaese, valutandone anche il riscontro in termini di turismo. Scopriamo, ad esempio, che in Italia la situazione si registra un decremento nelle stazioni di media e bassa quota, mentre Trentino e Alto Adige presentano una crescita delle presenze invernali, nelle ultime 5-6 stagioni, con tassi medi annui attorno al 3-3,5%. Secondo il WWF, a cambiare è anche la figura del turista in settimana bianca. Se lo sciatore puro è una razza in via di estinzione, ben il 48% dei turisti invernali vanno in montagna per fare altre attività sportive, ricreative e per ritrovare il contatto con la natura. L’identikit del "non sciatore" risulta essere leggermente più anziano (il 37% ha più di 44 anni contro il 22% degli sciatori), prevalentemente di sesso femminile (65% contro 35% uomini) e di profilo socio-economico medio-alto. Nel rapporto "Alpi e turismo: trovare il punto di equilibrio" , il WWF propone una serie di azioni, che vanno dal "recepimento e applicazione del Protocollo Turismo nella legislazione nazionale e regionale" alla "riconversione delle attività turistica per gli attuali impianti sciistici al di sotto dei 1300 metri". Si vorrebbe inoltre escludere categoricamente l’apertura di nuovi impianti 1300 metri, ritenuti antieconomici e antiecologici. Si chiede, infine, la costituzione di una banca dati nivo-meteorologici, nonché la redazione di piani di sviluppo turistico regionali o provinciali partecipati. "Il 12% del turismo mondiale si riversa ogni anno nell’Ecoregione Alpi – spiega Fulco Pratesi, Presidente WWF Italia -, che ospita uno dei più vasti patrimoni di diversità biologica in Europa, con ben 30.000 specie animali e 13.000 vegetali. L’attuale modello di turismo invernale basato fondamentalmente sullo sci deve essere rivisto: il futuro socio economico delle comunità alpine passa principalmente attraverso la tutela e la valorizzazione dell’ambiente e del territorio".

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