Affitti a stranieri: avere il certificato di proprietà del proprio Paese non è semplice come ottenere una visura catastale

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Autocertificazione e visura catastale

Sul tema della concessione a cittadini stranieri di contributi per gli affitti, la Toscana è divisa: ci sono alcuni Comuni che chiedono un attestato del consolato che documenti l’assenza o la presenza di case di proprietà del richiedente nel Paese d’origine, pena il rigetto della domanda di contributo. Altri, invece, accettano un’autocertificazione in considerazione del fatto che il documento consolare che attesta la proprietà, assimilabile ad una nostra visura catastale, non è facile e veloce da reperire come altri.

L’attestato di proprietà per i contributi degli affitti

Livorno è uno dei Comuni che chiedono l’attestato di proprietà, perché il fatto di possedere un’abitazione in patria è discriminante ai fini della concessione dei fondi pubblici: se il richiedente ha una casa nel suo Paese d’origine, allora non può accedere al contributo, come stabilito dal regolamento municipale. Naturalmente, non è l’unico requisito che deve essere rispettato: gli impiegati comunali danno una copia del bando con il dettaglio di tutto ciò che serve per avere diritto alla concessione dei fondi. Se manca qualcosa, la domanda è rifiutata, poco importa se il documento arriva in un secondo momento.

Alternative

D’altro canto, delle alternative esistono: il cohousing (sistema di alloggi privati messi a disposizione per la condivisione di più persone, con aree comuni) e l’Agenzia dell’affitto. A Livorno è una soluzione che finora non ha dato problemi e che può essere considerata anche come una fase di passaggio, finché chi vuole ottenere i contributi per l’affitto non riuscirà a soddisfare tutti i requisiti.

L’attestato di proprietà per le case popolari

Carrara si dichiara d’accordo con il fatto di richiedere il certificato per l’assegnazione dei contributi per l’affitto, ma lo vuole solo per l’assegnazione delle case popolari, quando non richiede per queste solo l’Isee, purché veritiero.

Il Comune di Grosseto, invece, vuole assolutamente l’attestato del consolato per concedere gli alloggi popolari. Se non può essere procurato la prima volta, la domanda è rigettata, ma si può tentare successivamente, quando tutti i documenti saranno arrivati, dopo aver presentato ricorso.

Pisa e Prato sembrano essere fra i Comuni più elastici, poiché non pretendono il certificato del consolato, ma accettano ugualmente anche un’autocertificazione: il documento consolare è difficile da ottenere e i tempi non sono immediati (come per la già citata visura catastale) e l’annullamento delle richieste per la sua mancanza pare essere solo un escamotage per ostacolare un contributo sociale ai cittadini stranieri.

Dal Comune di Massa la visione è più orientata a una corretta informazione sulle procedure e alla necessità di una linea di condotta omogenea e concorde in tutti i Municipi toscani.

 

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