Anna Magnani, l’antidiva per eccellenza

“Ti ho sentito gridare Francesco dietro un camion e non ti ho più dimenticato”.

Così il poeta Giuseppe Ungaretti disse dopo aver visto il film “Roma Città Aperta” di Roberto Rossellini, in cui un’attrice che veniva dal varietà e dall’avanspettacolo interpretava una donna del popolo, autentica quanto disperata, in una Roma assediata dalla guerra e dai nazifascisti.

Quell’attrice era Anna Magnani. Anna era, e per certi versi lo è ancora, l’incarnazione perfetta della città eterna, di una città piena di contraddizioni e di problemi.  Lei, donna dallo sguardo ricco di tormentati segni, tanti quanti ne subiva Roma nei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.

L’inizio della favola.

Nata nel 1908, abbandonata da una madre che non è mai riusita ad amarla e cresciuta da una nonna molto presente, Anna fin da piccola dimostra notevoli attitudini artistiche: prima la musica, che lascia ben presto per  dedicarsi al suo vero e grande amore, il teatro.

Sono anni di “gavetta”, in cui Anna conosce altri artisti del calibro di Paolo Stoppa, i Fratelli De Rege e Totò, con cui tornerà a lavorare all’apice della sua carriera interpretando in “Risate di Gioia”, del 1960, una delle sue migliori “donne tragicomiche”, quella splendida “generica” a Cinecittà, per gli amici “Tortorella”, che sopravvive in una Roma in piena decadenza.

Due mostri sacri, due grandi registi del neorealismo si accorgono di lei: Vittorio De Sica, che la dirige nel suo primo successo commerciale, “Teresa Venerdì” e soprattutto Roberto Rossellini, che la volle interprete della pellicola che segnerà per sempre il destino artistico di entrambi, “Roma Città Aperta”, appunto.

La diva antidiva.

Il film di Roberto Rossellini spalanca ad Anna le porte del grande cinema, non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti. Nel 1956 Anna vola a Los Angeles per interpretare il film “La Rosa Tatuata”, scritto appositamente per lei da Tennesse Williams: è il trionfo, coronato dall‘Oscar per la migliore attrice protagonista nel 1956, premio che non ritirerà personalmente, come avrebbe fatto qualsiasi diva. Lei rifugge dalla mondanità e rimane nella sua casa romana, con i suoi amici e il suo amato figlio Luca.

Negli anni successivi a Hollywood tutti la vogliono, ma lei si concede con il contagocce e preferisce rimanere nel grembo accogliente e sicuro della sua Mamma Roma. La sua carriera procede fino alla fine degli anni ’60 (da ricordare di quegli anni “Nella città l’Inferno” con Giulietta Masina, “Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini), quando, ormai stanca anche di fare l’antidiva, si dedica prevalentemente alla televisione.

La Roma dolente.

Emblematica la sua ultima interpretazione, un cameo nel film “Roma” di Federico Fellini, in cui il regista segue con la cinepresa l’attrice, alla quale chiede con aria sorniona se si sente davvero un simbolo della città eterna. Lei chiudendo il portone di casa gli dice: “A Federì, va a dormi’ va’!”.

Questo è l’ultimo atto di una grande carriera cinematografica e di una vita vissuta sempre all’insegna della propria, popolare, voglia di libertà. Anna muore il 26 settembre 1973 dopo una lunga malattia, con il figlio Luca e l’amico Roberto Rossellini che le sono stati accanto fino alla fine. I suoi funerali furono una immensa manifestazione di affetto del popolo italiano e di Roma in particolare, una manifestazione che lei, con la sua indole riservata, avrebbe definito “esagerata”.

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