La grande bellezza: un film sulle occasioni perdute

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“La grande bellezza” è un film sulle occasioni perdute, come quella di Jep nella sua costante ricerca della bellezza. Confuso nel ricordo sbiadito del suo primo amore, viene risucchiato nel vortice di una Roma decadente, squallida, vittima dell’apparenza, fatta di feste e divertimento, dove si consumano rapporti effimeri e finti.

Sorrentino ci offre una regia eccellente, a tratti onirica, nel descrivere questa ricerca e questa decadenza contemporanea, la sua opera sembra il prosieguo de La dolce vita ed è felliniana nelle suggestioni.

Toni Servillo conferma una capacità straordinaria nell’interpretare maschere paradossali come quella di Jep Gambardella, sfacciato e affascinante, circondato da tante persone ma da pochi amici. A mostrarsi sinceri sono solo personaggi apparentemente piccoli, bassi o mediocri: Romano (bravo Carlo Verdone) attore non riuscito e insoddisfatto, Dadina (altrettanto brava Giovanna Vignola), arguta direttrice della rivista per la quale scrive Jep e affetta da nanismo e infine Ramona (interessante Sabrina Ferilli), spogliarellista verace ma sincera nella sua capacità di stupirsi e nel suo essere fragile, come ogni essere umano, anche di fronte alla morte.

Una piccolezza solo esteriore con punti di vista dal basso rispetto alla sproloquiata grandezza di altri personaggi in una realtà finta che osserva tutto dall’alto.

Jep non troverà soddisfacimento nella bellezza offerta dalla vista del suo terrazzo, dalle opere d’arte, dai luoghi segreti e meravigliosi, non la troverà nelle donne ricche e belle che lo circondano né nel misticismo della fede. Alla fine perderà la sua occasione e tornerà alle radici, al primordiale stupore della sua prima volta quale unico squarcio di autentica bellezza.

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