Laura Chiatti rifiuta compromessi in amore: meglio tronista che regista

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Qualcuno ha storto il naso per il suo lungo fidanzamento con Francesco Arca, tronista di “Uomini e Donne”, altri per la love story con il giocatore di pallacanestro Davide Lamma, ma Laura Chiatti non ci sta e sostiene con forza le proprie scelte in amore, rifiutando la regola non scritta che le attrici, specie se sexy come lei, devono accompagnarsi a uomini dello stesso mondo, meglio se registi e produttori.

Protagonista in Tv con la serie “Il sogno del maratoneta”, in onda su Rai Uno in questi giorni, e prossima al debutto al cinema con il film “Dramma di una strage” di Luigi Calabresi, in cui interpreta Gemma Capra moglie del commissario Luigi Calabresi, Laura Chiatti si sfoga in un’intervista al settimanale “A”.

“Io non m’innamoro del ruolo ma della persona. Posso innamorarmi di un principe, di un cameriere o di uno spazzino – racconta l’attrice alla rivista diretta da Maria Latella -. In amore conta la persona. Può essere chiunque. Se mi fidanzassi con un imprenditore, un regista o un attore sarebbe ‘normale’? È una cazzata”.

Laura Chiatti invoca la propria libertà in amore e attacca una sorta di sistema del mondo cinematografico: “Uno dovrebbe chiedersi, invece, perché le attrici si fidanzano con imprenditori, attori o registi. Ci sono donne molto paracule e che forse fanno bene a essere così”.

Prese le distanze da un certo tipo di comportamento che non sente suo, Laura prova a spiegare i motivi di questa sua filosofia di vita: “Io non ho mai calcolato nulla. Già, non sono una che sgomita. Non sognavo di fare l’attrice, ma la cantante. E pensavo che sarei stata una brava parrucchiera o un’estetista. E poi voglio raggiungere i traguardi da sola. Non m’interessa che mio marito mi faccia fare un film. Non riuscirei a stare con una persona per imparare qualcosa. Devo starci per il piacere di starci”.

Anche a proposito di famiglia, Laura Chiatti ha le idee chiare: “Vorrei avere bambini e sposarmi con una persona con cui credo di condividere la vita perché lo sento, non perché m’innamoro del suo modo di vivere o di come mi fa vivere. E alle cene con i registi mi annoio a morte. Non mi scatta l’interesse. Oppure mi scatta l’atteggiamento da fan e chiedo l’autografo”.

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