Mea Maxima Culpa: arriva il documentario sul prete che abusò di oltre 200 bambini sordi

Mea maxima culpa

Il film arriva esattamente nel momento in cui tutti gli occhi sono ancora puntati sul Vaticano e quando storie come quelle raccontate dal regista premio Oscar Alex Gibney  possono far risvegliare improvvisamente quanti  da giorni sono ipnotizzati davanti agli schermi da tuniche bianche, rosse, viola, fumate bianche, nere e le tante formalità vaticane.

Mea Maxima Culpa, Silenzio nella casa di Dio è un film-documentario che racconta in modo angosciante, claustrofobico ma chiaro, la storia di quattro uomini sordomuti  che negli anni ’60, quando erano solo dei bambini, furono vittime di gravi abusi da parte del direttore St. John’s School for the Deaf di Milwaukee. Padre Lawrence Murphy, prete carismatico e adorato da tutta la comunità,  di notte “si trasformava in un lupo, camminava come un gatto tra i lettini” e in confessionale spacciava le sue attenzioni per assoluzioni.  Abusò di almeno 200 bambini sordomuti.

Un fatto tremendamente analogo  accadde anche in Italia, in un Istituto per sordi a Verona “stesse dinamiche e stesso tipo di violenza perché – spiega Maurizio Turco (cofondatore di Anticlericale.net)  intervistato nel documentario – fino agli anni ’70 i sordomuti erano considerati dalla scienza medica disabili psichici, incapaci di intendere e di volere, oltre che di comunicare. Quindi era meno rischioso abusare di loro”.

E la Chiesa? In ogni caso risponde col silenzio. Interpellato nel documentario, Marco Politi (Il Fatto Quotidiano) spiega “Ci sono documenti in Vaticano che dimostrano che è dal IV secolo a.C. che la Chiesa ha a che fare con abusi sessuali su minori. Da 1600 anni!”.  Il Vaticano è fondamentalmente responsabile di questi abusi.

Questo è il messaggio del film. L’esortazione è quella di aprire gli archivi e rendere trasparente quello che la chiesa nasconde e minimizza. Basti pensare che solo qualche anno fa, e solo negli Usa, i sacerdoti denunciati per pedofilia erano 4.392 a fronte di 2,6 miliardi di dollari spesi per i risarcimentialle vittime.

Joseph Ratzinger diventa inevitabilmente il fulcro del film, coniuga speranza e sconfitta. Proprio Ratzinger, infatti, prima di diventare papa Benedetto XVI aveva avviato un’indagine su tutti i casi di abusi commessi da sacerdoti, indagini che furono poi fermate dal cardinal Angelo Sodano. Ed è con una lettera a quest’ultimo che comincia il film: una delle vittime scrive al cardinale e chiede che papa Giovanni Paolo II scomunichi padre Murphy. Resta ancora il silenzio: quello dei sordomuti, che sembra un urlo disperato, e quello per cui il regista usa la parola italiana “Omertà”. Una vergogna  intraducibile.

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