Non sono film per vecchi: storia malinconica della cinematografia anni 80 e 90 per ragazzi e bambini

cinema

La malinconia è il leitmotiv di chi ha avuto la fortuna di essere bambino negli anni 80. Il concetto racchiude, in realtà, un aspetto quasi grunge, proprio invece degli anni 90 e dei geni di quel tempo (Tim Burton scrisse e disegnò Morte Malinconica del Bambino Ostrica proprio in quell’arco temporale).

E’ intorno a questo sentimento che si è sviluppata tutta la meravigliosa cinematografia per ragazzi che tanto ci è cara, pregna di strascichi di romantica fantascienza (quasi casalinga) e scampoli di avventure goliardiche che profumavano di amicizie inossidabili.

Never say die” è un monito che potrebbe benissimo essere estrapolato per divenire la frase culto dei film per ragazzi di quei tempi. Altro non è, infatti, che il motto de “I Goonies” (The Goonies, 1985) cult movie di genere che non può non essere passato almeno una volta sotto i vostri occhi. Chi non ha mai sognato di unirsi a Mickey e alla sua compagnia tra tesori, primi amori e “traccobetti“? Ed è proprio su questi principi che si muove la filmografia successiva, potente di una leggerezza e al contempo di un’intensità che sono difficilmente ritrovabili nei prodotti cinematografici odierni.

Quando il mondo era in visibilio per lo strapotere Nintendo e del suo cavallo di battaglia Super Mario, il cinema americano partoriva “Il piccolo grande mago dei videogames” (The Wizard, 1989), un road-movie tutto joystick, buoni sentimenti e vagonate di buoni propositi e musica 80es.

E se l’avventura era ciò che muoveva il mondo e le altre stelle del cinema, non si può non citare la pellicola disneyana per eccellenza “Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi” (Honey, I Shrunk the Kids, 1989) e “Navigator” (Flight of the Navigator, 1986) che hanno come perno l’uno avventura, l’altro la fantascienza.

Si potrebbero citare altre decine e decine di film di questo spessore, eppure c’è un qualcosa che li accomuna tutti indistintamente: la purezza. Grandi sentimenti di lealtà, alleanze pulite e concetti famigliari e cullanti, dove i veri effetti speciali erano gli happy-endings e i piccoli successi dei protagonisti.

Sarebbe bello poterli citare tutti, ma è altrettanto emozionante lasciarci con un “bangerang”. Un grido di battaglia che in realtà è un inno a conservare intatte le meraviglie dell’infanzia, inno perpetrato negli anni dal grande e recentemente scomparso Robin Williams (che credeva nelle fate… lo giuro, lo giuro) nei panni di Peter Pan nel sublime “Hook” (Hook, 1991).

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