Sean Connery, non solo James Bond

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Ancora di bell’aspetto, sguardo penetrante e barba patriarcale, Sean Connery ha da poco tagliato il traguardo delle ottanta candeline (www.seanconnery.com), partito dalla natìa Scozia -figlio di un camionista e di una cameriera- per diventare una leggenda vivente di Hollywood.

Sono diversi anni che Connery è lontano dagli schermi, più impegnato a ritirare premi alla carriera in tutto il mondo oppure rilassato nella sua abitazione alle Bahamas, ma anche nelle ultime apparizioni in film non eccelsi, ha dimostrato di essere interprete versatile, capace di uscire indenne da operazioni malriuscite.

Non era granchè originale “Scoprendo Forrester” (opera di Gus Van Sant, ispirata al geniale J.D. Salinger, creatore immortale di Holden Caulfield), eppure Connery riuscì ad affascinare con quel personaggio di scrittore scorbutico e ritroso che fa da educatore ad un ragazzo che ha ambizioni letterarie; nel non disprezzabile “Entrapment”, l’attore mostrava il solito magnetismo accanto alla bella mora Katherine Zeta-Jones; nel ben più insipido “Il primo cavaliere”, rivisitazione all-star della favola di Re Artù, Connery superava gli inespressivi Richard Gere e Julia Ormond.

Dunque, un po’ a torto, Connery è ricordato soprattutto come Bond, James Bond, l’agente 007 che ha interpretato molte volte, fino a “Mai dire mai” del 1983. I capitoli più celebri sono tuttavia i primi tre (“Licenza di uccidere“, “Dalla Russia con amore“, “Missione Goldfinger“), in cui il personaggio interpretato dall’attore mostrava un fascino e un aspetto ironico altrimenti assenti nelle pagine dei libri che lo hanno generato, scritti da Ian Fleming (che infatti non approvò la scelta dell’attore).

Negli anni ‘80 si mostra sempre capace e professionale, sia che capiti in un frammento elegiaco di Fred Zinnemann, “Cinque giorni, un’estate”, sia che gli tocchi recitare in un’evidente operazione commerciale, qual è quella diretta da Jean-Jacques Annaud per “Il nome della rosa”, nel vano tentativo di bissare il fenomenale successo del libro di Umberto Eco. L’inevitabile premio Oscar gli arriva con la parte del coriaceo poliziotto Malone per lo spettacolare lavoro di De Palma “Gli intoccabili”.

Bravo attore, notevole presenza scenica, ottima professionalità: queste doti fanno di Sean Connery un nome di sicuro prestigio nel cinema degli ultimi decenni.

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