Sean Penn a Max: Hollywood, l’America e la politica

Sean Penn

Intervistato da Max, che gli dedica la copertina di settembre, Sean Penn conferma di essere uno che non le manda certo a dire. Chiedetelo ad un mito come Oliver Stone! “Non fosse uno stronzo – dice l’attore a Max -, Oliver Stone farebbe film ancora più belli e l’avrei già incontrato”.

E su Nicholas Cage: “E’ uno dei migliori attori in circolazione, non fosse che s’è venduto al Dio denaro… Noi siamo responsabili dei film che facciamo: le nostre scelte hanno un valore… altrimenti, che senso ha?”.

E se Clint Eastwood è “una delle poche leggende di Hollywood che non mi ha mai deluso”, per l’ex moglie Madonna ha parole fredde come l’acciaio: “con lei ho passato quattro anni senza mai intavolare una conversazione che sia una”.

Quello di Sean Penn non è però uno sfogo, ma una riflessione cruda su una realtà che da sempre vive con sguardo critico, come dimostrano i suoi film. “Amo la mia terra… – dice a proposito dell’America – so di essere cresciuto in un paese che si crogiola in una religione basata sulla paura, con un governo corrotto e una popolazione bianca che vive su terreni che ha rubato e poi passato di generazione in generazione”.

L’attore parla anche di “This must be the place”, il film che lo ha portato a lavorare con il regista italiano Paolo Sorrentino e che vedremo ad ottobre: “Ho studiato Il Divo… Penso che abbia tutti i toni di un film politico, sociale, di ribellione contro l’immobilismo governativo. Lo stesso immobilismo che ha paralizzato e continua a paralizzare gli Stati Uniti dall’era maledetta dei presidenti Bush”.

Nell’intervista si Sean Penn a Max c’è poi spazio per l’impegno sociale, che lo ha recentemente visto al fianco di Haiti, e la famiglia: “La paternità mi ha cambiato la vita, è la lezione più grande e importante che si possa avere. Essere genitore è il miglior gioco mai inventato”.

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