Agricoltura sociale e marchio etico sui prodotti in tavola

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Tutti conosciamo sul mercato il marchio biologico dei prodotti agricoli, ma pochi hanno sentito parlare dell’esistenza in via sperimentale di un marchio etico inerente ai beni agro-alimentari realizzati grazie al lavoro di soggetti appartenenti a categorie socialmente svantaggiate. Generalmente l’azienda che decide di aderire a progetti ed iniziative in campo sociale costituisce un’Associazione Temporanea di Imprese (ATI) con Cooperative Sociali impegnate nella gestione di particolari disagi (ad esempio disabilità fisiche e psichiche, donne vittime di violenza e della tratta, tossicodipendenza), oppure accoglie nella propria struttura individui con difficoltà transitorie di inserimento sociale e lavorativo tramite l’intervento delle istituzioni pubbliche.

Attraverso il contatto con la natura viene offerta l’opportunità di riabilitazione e riqualificazione dell’individuo, oltre che di formazione-lavoro nel settore agricolo. Si tratta quindi anche di un valido strumento di riappropriazione del proprio ruolo in società. Questi interventi, pur richiedendo investimenti di tempo ed energie non trascurabili per l’organizzazione e la gestione delle attività, ricompensano l’agricoltore-imprenditore con un prodotto unico ed originale, molto competitivo su un mercato prevalentemente rivolto ad un’utenza di nicchia attenta alla qualità, alla naturalità, al biologico, ma anche agli aspetti umani e sociali. La tradizione in un certo senso viene così superata da un rapporto del tutto rinnovato tra imprenditore agricolo ed utente (ospite, lavoratore, consumatore).

In genere le aziende interessate a questa pratica sono definite multifunzionali e presentano un mix di attività complementari gestite da rappresentanze di settori extra, con particolare riguardo  verso le iniziative didattiche e legate alla tutela ambientale, alla vendita diretta o attraverso i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS). Tali strutture spesso ospitano i WWoofers, volontari di diversa provenienza che offrono manodopera per lavori agricoli, manutenzione e ristorazione in cambio di vitto e alloggio. Questa strategia consente di sollevare l’imprenditore da alcuni oneri, così da dedicare tempo all’ospitalità e all’aspetto formativo-terapeutico delle pratiche di ortocultura e zootecnia (pet-therapy) in accordo con gli operatori sociali.

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