Aliaa Elmahdy: la blogger egiziana simbolo della liberazione delle donne arabe

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In queste cinque parole, tratte dal suo profilo su Twitter, c’è l’essenza rivoluzionaria di Aliaa Magda Elmahdy, una studentessa universitaria della Capitale che due anni fa, nel pieno della Primavera araba,  si improvvisa blogger per manifestare il suo pensiero e partecipare in qualche modo a quella stagione gioiosa di cambiamento.

E lo fa pubblicando una  foto che la ritrae nuda con addosso solo un paio di calze,  le scarpe e un fiore tra i capelli.  Il testo recita “Il corpo umano è la miglior rappresentazione artistica della libertà: donne mostratevi nude. Siate orgogliose di voi“. Il post riceve 8 milioni di contatti in pochi giorni e più di 100 mila commenti da tutto il mondo. La metà dei commenti sono insulti, ma il successo dell’idea è sotto gli occhi di tutti, anche dei conservatori del suo Paese che la definiscono un insulto all’Islam.  Non piace, per motivi di consenso, neanche ai liberali che si affrettano a bollarla come immatura.

Nel febbraio del 2012 una sua “amica” l’attira in una trappola e la consegna di fatto ad un gruppo di fanatici fondamentalisti che, dopo averla sottoposta ad un assurdo processo, la condannano, la spogliano, vogliono stuprarla. Lei riesce a fargli credere che è vergine, allora quelli si sfogano picchiandola selvaggiamente e poi la lasciano andare. Nel frattempo anche la sua famiglia le ha voltato le spalle e Aliaa decide di fuggire all’estero.

Le si presenta l’occasione di andare in Svezia con la scusa di una conferenza, inerente i suoi studi di cinema, a cui è stata invitata.  La Svezia le accorda lo status di rifugiata politica e lei finalmente riesce a vivere la sua vita come aveva sempre desiderato: libera e donna. Aderisce al movimento femminista Femen e partecipa alla manifestazione davanti all’ambasciata del suo Paese a Stoccolma, per protestare, nuda, contro il referendum sulla nuova Costituzione di Egitto. E’ la sua ultima apparizione pubblica.

Nel suo Paese la rabbia dei consevatori cresce e lei riceve continue minacce di morte. Anche i suoi compagni del 6 Aprile l’hanno rinnegata definendo superficiali le sue azioni politiche. Aliaa, nella sua più recente intervista, ha dichiarato che vorrebbe ritornare in Egitto, ma sa che andrebbe dritta in carcere. Per adesso si accontenta di aver realizzato buona parte dei suoi sogni : essere libera, donna e egiziana. Le manca l’ultimo.

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