Autismo, com’è difficile la strada della normalità

E’ tarscorsa da pochi giorni la VII giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo, ma non è una giornata a tema che può colmare anni di disattenzione e di indifferenza nei confornti di una patologia che sta assumendo ormai i connotati di una epidemia.

Il primo ad utilizzare la definizione “autismo” fu lo psichiatra austriaco, naturalizzato statunitense, Leo Kanner, settant’anni fa, per indicare quella serie di disturbi mentali che colpisce i soggetti nella prima infanzia.

Un altro studioso, lo psicologo Bruno Betthelheim, negli anni settanta indicò come causa dell’autismo la presunta inaffettività delle madri che definì”madri frigorifero”.

Attualmente, da più parti, viene messo sotto accusa il vaccino contro il morbillo che sarebbe alla base del disturbo.

In Italia ci sono circa cinquecentocintamila persone affette da autismo, sei bambini su mille, in età scolare.

Aldilà delle statistiche e delle definizioni, ancorché delle diatribe sulle presunte cause, ci sono persone, bambini e adulti che hanno un nome, un percorso di vita spesso ad ostacoli.

Le difficoltà cominciano quasi subito, al momento stesso della diagnosi, che non è mai abbastanza precoce. Continuano poi nella carenza di informazioni da parte delle istituzioni preposte.

Servizi sociali, pediatri, medici di base, non sempre, a loro volta, sono informati su questa patologia e non possono dunque indirizzare il soggetto verso mirate strategie riabilitative, che se iniziate tempestivamente porterebbero alla riduzione o perlomeno al contenimento dei disturbi.

I problemi maggiori si incontrano poi a livello scolastico, per la carenza di insegnanti di sostegno che, rischia di non garantire al meglio,  il diritto all’istruzione.

I soggetti autistici adulti poi, sono a rischio isolamento, mancando talvolta le capacità dell’ambiente in cui vivono, di accoglierli ed integrarli nel migliore dei modi.

In Italia mancano linee guida al livello nazionale, sul trattamento della patologia e linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali.

C’è ancora molto da fare per riuscire a garantire alle persone affette da autismo, se non la guarigione, almeno una migliore qualità della vita. Una “normalità”.

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