Carlo Ratti elogia le collaborazioni internazionali: nessun cervello in fuga

Wired

Siamo tutti scienziati, o quasi. L’annuncio dei neutrini in grado di superare la velocità della luce ha calamitato l’attenzione pubblica sulla scienza, troppo spesso in secondo piano e della quale si parla solo per i “cervelli in fuga” dall’Italia.

Ma la situazione è davvero così tragica come spesso viene dipinta? Dall’intervista di Carlo Ratti a Wired Italia sembrerebbe proprio di no. Alla vigilia della mostra “L’Italia dov’é”, che verrà presentata il 21 ottobre al Festival della Scienza di Genova, Ratti spiega: “I confini geografici non bastano a definire il nostro Paese, perché gli italiani si sono sempre spostati nel mondo”.

La presenza diffusa dell’eccellenza italiana nel mondo può diventare quindi, uno dei punti di forza italiani nell’era della conoscenza: tra i primi 10 scienziati italiani al top per l’impatto della loro ricerca, 3 lavorano in Italia, 6 negli Usa e uno in Sudafrica, mentre tra i top 100 sono 51 quelli che dirigono laboratori nella Penisola.

In tale contesto, positiva è poi la lettura delle collaborazioni italiane con Usa e Germania, due Paesi leader sul fronte tecnologico, così come con il resto d’Europa. “È un processo che investe tutti i Paesi avanzati – conclude Carlo Ratti -. Quindici anni fa dalle collaborazioni internazionali nasceva una ricerca scientifica su quattro, mentre oggi è una su tre. Che il nostro Paese sia parte di questo processo di integrazione tra istituzioni e singoli ricercatori è un dato incoraggiante, che deve renderci fieri”.

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