I dati dei femminicidi rivelano i legami fragili e le violenze silenziose

femminicidio scarpe

Il termine rivoluzionario “feminicide” è stato usato dalla criminologa Diana Russel  nel 1992 ed associato ad un crimine contro la donna in quanto tale.  Questo neologismo non indica, dunque, un omicidio generico, ma racchiude tutte quelle forme di violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, che privano la donna della sua dignità e dei suoi diritti.

E i dati che emergono sono dolorosamente drammatici: nel 2013 sono 128 le donne vittime di femminicidio. Il primo rapporto tematico sul femminicidio presentato all’Onu nel 2012 rivela che è la prima causa di morte delle donne tra i 16 e 44 anni e ancora più singolare che il 70 % delle vittime sono state uccise da uomini, ex mariti, partner. E il 15% delle donne confessa di aver subito violenze da oltre vent’anni.

Tuttavia questi freddi dati numerici vanno letti con un’attenzione e analisi profonda e sensibile: soltanto il 6 % delle donne denuncia la violenza o il maltrattamento, perché a questo spesso si accompagna il timore e altre minacce che coinvolgono anche i figli o i parenti. E perché spesso si teme di combattere una battaglia da sole, senza un aiuto concreto delle istituzioni.

Infatti non è bastato il decreto legge del 2013  che ha previsto un inasprimento delle pene in caso di violenze perpetrate in presenza di minori o nei confronti del coniuge o ex marito.

Accanto a delle leggi precise che permettano la tutela delle donne è necessario approfondire le cause di queste violenze, attraverso l’ascolto della voce delle vittime. E’ fondamentale la comprensione di quella frattura pericolosa che si crea nei rapporti sentimentali per attuare delle misure di difesa verso un uomo che, incapace di accettare la propria fragilità di fronte all’abbandono, sentendosi quasi sminuito e minacciato da una donna indipendente, la aggredisce con violenza.

Occorre ripartire da qui. Interrompere il silenzio col coraggio, elaborare delle soluzioni sinergiche di informazione, di tutela e soprattutto di promozione di una cultura dell’uguaglianza e del rispetto.

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