Franca Rame. Quando la comicità è una questione seria

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C’era una volta un’Italia in cui la voce dell’arte non poteva essere ignorata. C’era una volta un’arte italiana che non poltriva sui comodi cuscini del marketing. Una creatività scomoda che raccontava di diritti ed emancipazione e che, al di sopra degli stereotipi, era al servizio dell’immaginario collettivo, ne custodiva lo spirito e lo difendeva con forza. Attraverso l’ironia ne riscattava la fierezza e ne riaffermava la bellezza offesa da una politica indegna.

Era l’Italia che Franca Rame ha difeso fino all’ultimo con il suo talento e l’impegno civile al fianco dell’inseparabile Dario con cui condivise il sogno contestatario del ’68. A partire  dagli anni de La Comune, della presenza nei circoli Arci, delle esibizioni nei luoghi non convenzionali, degli spettacoli dal vivo nelle case del popolo, nelle fabbriche e nelle scuole occupate. Dell’attiva partecipazione a Soccorso Rosso Militante. Gli stessi anni in cui sottoscrisse la lettera aperta sul caso Pinelli.

Una sensibilità impetuosa, quella di Franca, tenace anche di fronte all’ingiustizia subita quando il 9 Marzo del ’73 fu catturata e stuprata da un gruppo di esponenti di estrema destra. L’episodio traumatico le ispirò un monologo liberatorio: la condivisione di un dolore che la portò a dedicarsi nel corso di tutta la sua vita alla difesa dei diritti delle donne.

Una bellezza ingombrante quella delle sue parole di senatrice, in una dimensione politica ”impermeabile e refrattaria ad ogni sguardo esterno” ai gruppi di interesse organizzato. «Non ho, lo riconosco, il dono dell’opportunità e della prudenza, ma si è come si è». Così Franca riassumeva le ragioni delle sue dimissioni dal senato: in una citazione di Leonardo Sciascia, con l’ironia affettuosa di chi d’amore per la cultura italiana ci si era ammalata. Tutta l’amarezza per le inefficienze della politica racchiuse in un congedo che testimonia la fede di Franca nel suo mandato.

Un sostegno appassionato, infine, a una cultura italiana che sopravvive  a stenti ma che ha perso, in questi giorni, una voce intellettuale importante proprio quando ne ha più bisogno. Quando a fare i comici sono tutti bravi ma a far ridere “in modo serio” sono rimasti in pochi.

 

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