Il lavoro si rivoluziona e il cartellino è un ricordo

timbra_cartellino

Non era un’altra era e non è un signore anziano il protagonista di questa storia. Si tratta di appena 15 anni fa, il 2 aprile 1997, giorno in cui un Ingegnere Elettronico viveva il suo primo giorno di lavoro. E alle 08,29 timbrava un cartellino.

Per essere precisi, trattavasi già della versione evoluta del cartellino. Si trattava di una scheda elettronica. La sfida, di fantozziana memoria, era di sentire il rincuorante beep un minuto prima di ogni quarto d’ora. Perchè, se si eccedeva i minuti 00, 15, 30, si perdeva un quarto d’ora di vita. E non si sta esagerando: è così che si viveva ogni ingresso al lavoro. E davvero sembra passata un’era geologica, quella in cui contava la quantità, il numero delle ore lavorate, il volume, e non si tratta di lavori tipicamente operai. Una laurea in ingegneria elettronica categorizzava “impiegato di concetto” e nonostante questo, si timbrava il cartellino. Come se i concetti si quantificassero, come se tre concetti valessero più di uno e meno di quattro.

Oggi, il cartellino è un ricordo. Non  sempre e non dappertutto, ma il trend è in costante aumento. Trend di realtà in cui imperano pratiche e linee guida come queste:

  • rigettiamo l’idea che il tempo si spreca al lavoro e che la vita è fuori;
  • crediamo nel principio di voler godere della vita e di voler godere del lavoro;
  • crediamo non nel bilanciamento tra lavoro e vita, bensì nell‘unione di lavoro e vita;
  • crediamo nella flessibilità di iniziare più tardi se non sei un mattiniero e di finire più tardi se sei un pipistrello;
  • crediamo nei risultati e non nel tempo che ci vuole;
  • crediamo che il tempo stesso è relativo se la causa che anima il lavoro è la nostra causa.

Queste sono frasi non inventate, ma tradotte da una specie di statuto (che mai avrebbero chiamato così) di HubSpot, società americana ma nota a livello globale per la sua capacità di innovare nel social marketing. Ed è ben lungi dall’essere caso isolato. È  in azione una corrente rivoluzionaria per un verso e rigenerante per un altro, che spira tra le pareti delle start-up, società neonate, che hanno l’ambizione di cambiare se stesse e il mondo che le circonda.

E che rispedisce il cartellino in una buia e lontana soffitta.

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