Italia vista da ISTAT: meno matrimoni, più fecondità e salute

Coppia

Estrapolare dati significativi dai 26 capitoli dell’Annuario statistico italiano 2012 può sembrare impresa ardua, ma a venirci in soccorso sono i commenti inseriti dai ricercatori ISTAT. D’altra parte, il rapporto nasce nel lontano 1978 e da allora è stato così “raffinato” da offrirci un quadro sempre più puntuale e dettagliato dell’Italia al momento della pubblicazione.

Cominciamo così dall’argomento Popolazione, ovvero dagli stili e dalle scelte di vita. Ricordando che i dati si riferiscono al 2011, quella che abbiamo di fronte è un’Italia in cui si è tornati a mettere al mondo figli: la fecondità è in crescita (1,42 figli per donna), soprattutto al Nord (1,48), anche se restiamo il quarto Paese europeo per bassa fecondità. Meno figli nascono solo in Portogallo, Spagna e Germania. A proposito di primati, l’Italia con il Liechtenstein e la Svizzera “vanta” anche l’età media più alta in cui una donna diventa madre: 31,3 anni.

Che ruolo ha il matrimonio in tutto questo? Forse nullo, ma anche qui qualcosa è cambiato. Ormai da quattro anni, infatti, le unioni sono in ribasso e nel 2011 sono stati celebrati solo 208.702 matrimoni. Scopriamo poi che ci si sposa di più al Sud che al Nord, anche se di poco, e che il 60,2% sceglie il rito religioso. Una percentuale elevata, anche se in netto ribasso, soprattutto per le scelte delle coppie del Centro e del Nord, dove le unioni civili superano ormai il matrimonio tradizionale.

Per fortuna, non ci manca la salute e diventiamo sempre più longevi: l’aspettativa di vita, che da tempo ci vede ai primi posti in Europa, per le donne sale a 84,5 anni, per gli uomini a 79,4 anni. C’è dunque tempo per spostarsi, sia all’interno dei confini che verso l’estero, seppure in maniera più soft. Allo stesso modo, crescono anche gli stranieri che si trasferiscono in Italia, principalmente al Nord.

In questo contesto e di stretta attualità si inseriscono le spese – tutte in crescita – a carico dello stato per la protezione sociale e la salute: oltre i due terzi della spesa si concentra nella previdenza con il 67,2%, alla sanità il 24,9% e all’assistenza il 7,9%. Se da un lato siamo sempre più un paese di anziani, dall’altro godiamo di un buono stato di salute, anche se più per gli uomini che per le donne. Questo almeno dicono i dati (riferiti al 2012) sulla percezione del proprio stato di salute: per il 71,1% degli intervistati il giudizio è positivo, il 75,3% tra gli uomini e il 67,1% fra le donne. Quali sono le malattie croniche più diffuse? Artrosi e artriti svettano con il 16,7%, davanti a ipertensione e, più staccate, allergie, osteoporosi, bronchiti/asma, diabete.

In questa breve sintesi dell’Annuario statistico italiano 2012, diciamo poi che i fumatori sono il 21,9% degli over 14, l’affido condiviso dei minori è sempre più adottato in caso di separazione o divorzio, i reati si mantengono in calo, sempre meno giovani si iscrivono all’università, calano i consumi culturali fuori casa, si riduce il gap tra Nord e Sud nella lettura di libri, siamo sempre più tecnologici e internauti. Ma anche: i sedentari superano di gran lunga gli sportivi, 7 famiglie su 10 hanno una casa di proprietà, nelle ASL le code si allungano, il Nord è il fiore all’occhiello per la raccolta differenziata, le famiglie vorrebbero risolti i problemi di traffico, parcheggi e inquinamento.

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