Krizia ai cinesi, Ferré chiude: dove finisce la moda italiana?

Il mese di febbraio, quest’anno, per il mondo della moda italiana non è stato solamente il mese della tradizionale kermesse di Milano Moda Donna. Due notizie sono infatti arrivate a scuotere il cosiddetto fashion system e a rattristare gli addetti ai lavori e chiunque ritenga prezioso il nostro made in Italy.

La prima notizia è arrivata da Krizia, marchio fondato nel 1957 da Mariuccia Mandelli: l’azienda è passata sotto il controllo di un’altra donna, la cinese Zhu Chongyun, fondatrice della Shenzen Marisfrolg Fashion Co. Ltd, azienda leader nel mercato asiatico per quanto concerne il “pret-à-porter di fascia alta”. La formalizzazione dell’accordo è prevista per aprile, ma di fatto tutto è già stato definito, e le due imprenditrici hanno speso parole d’elogio l’una nei confronti dell’altra. La Chongyun, che sarà presidente e direttore creativo della maison, ha dichiarato di voler rimanere fedele allo stile Krizia, di cui è sempre stata una grande ammiratrice, e ha annunciato che la produzione rimarrà made in Italy. Speriamo mantenga le promesse.

Peggio è andata invece ad un’altra storica casa di moda italiana, Ferré. Fondata nel 1978 da Gianfranco Ferrè, soprannominato “l’architetto della moda”, il suo stile si era imposto in tutto il mondo per il perfetto mix tra design, arte e cultura, nonchè per quella “camicia bianca” rivista e rivisitata in mille modi nel corso dei decenni e a cui, ironia della sorte, proprio da febbraio è dedicata una mostra a Prato. Nel 2002, Ferré aveva ceduto la proprietà del marchio a Tonino Perna, mantenendone però la direzione creativa; poi, dopo la morte dello stilista nel 2007, era iniziato il declino, e nel 2011 l’azienda era stata rilevata da Paris Group Dubai. Ora, aveva destato perplessità l’annuncio che Ferré non avrebbe preso parte all’ultima edizione di Milano Moda Donna: di lì a poco, la notizia della (ormai praticamente certa) chiusura, con la cessazione della produzione e la fine degli investimenti in Italia.

A tutto questo, si è poi aggiunta un’altra notizia, questa volta arrivata dalla maison Versace, il cui 20% sarebbe stato acquistato dall’americana Blackstone.

Ciò che rattrista e preoccupa, oltre ad assistere al tramonto di questi storici marchi, è il fatto che all’orizzonte della moda italiana non sembra si intravedano giovani stilisti che promettano di replicare i successi di quelli che hanno reso la moda italiana celebre in tutto il mondo.

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