La crisi come opportunità  per ripensare il trasporto pubblico

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Uno dei comparti industriali maggiormente colpiti è stato l’automotive, basato sul possedimento di una macchina per ogni singola persona adulta. Essendo stati persi molti posti di lavoro, aggiungendosi persone che si instradano verso la soglia di povertà, il caro benzina che fa diminuire gli spostamenti, le assicurazioni che non calano, tutto ciò ha fatto si che molti rinunciassero a cambiare la macchina: e difatti le vendite hanno subito tracolli impressionanti.

Questa organizzazione non funziona più perchè basata sul singolo: ognuno deve muoversi da solo e fare tutto da solo; quindi un sistema autodeterminante per l’individuo. Ma quando il singolo non riesce più ad essere autosufficiente, come bisogna fare? Istintivamente viene da dire: c’è il servizio pubblico. Ma il servizio pubblico indica qualcosa che è comune, ed è sempre stata data priorità al singolo piuttosto che alla comunità.

Per dare priorità alla comunità è necessario innanzi tutto risolvere il problema della puntualità. In secondo luogo potenziare il parco macchine del trasporto pubblico, cercando di renderlo il più ecologico possibile,  e contemporaneamente attivare i cambiamenti culturali: raccontare alle persone come può essere la nostra nuova mobilità.

Una mobilità che è caratterizzata da: puntualità, efficienza, sicurezza, ecologia,  accessibilità a tutte le persone che abbiamo difficoltà (che siano esse economiche o fisiche), integratività (che dia spazio anche a forme individuali di mobilità, come la bicicletta).

Una mobilità che responsabilizzi il nostro approccio alla salute dell’ambiente nel quale viviamo, che aumenti l’ attenzione all’utilizzo delle energie che impieghiamo per realizzarci e che possa portare i valori di solidarietà e fratellanza come carburante per la vitalità di una comunità.

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