La mastectomia preventiva diventerà una moda?

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Ha destato scalpore la scelta di Angelina Jolie di ricorrere all’ablazione dei seni, motivata dalla presenza nel suo corpo, dello stesso gene causa della morte della madre alcuni anni fa.

La decisione della Jolie, raccontata dalla stessa in un articolo sul New York Times, intitolato: “My medical choice” ,  data la visibilità della 37enne attrice, ha riportato l’argomento, all’attenzione dell’opinione pubblica. Decisione rafforzata dalla morte della zia dell’attrice, avvenuta domenica, per la stessa malattia.

E’ di questi giorni la notizia ripresa dall’Ansa, dell’aumento delle richieste all’Unità di diagnosi e terapia in senologia del Sant’Andrea a Roma. Le domande sono salite dell’80%. La responsabile del centro  ha dichiarato: “L’effetto Jolie e’ stato uno tsunami, anche perche’ trova una popolazione impaurita e poco informata in fatto di prevenzione”.

Quante di queste richieste sono realmente necessarie e quante invece, sono solo frutto della paura e della voglia di controllare tutto?  C’è da chiedersi anche, quanto sarà influente per gli specialisti consigliare una scelta del genere, senza tener conto dell’inevitabile business che, tra test genetici, possibili solo nella società che ne detiene il brevetto (3000 dollari ogni analisi), intervento di rimozione, chirurgia plastica di ricostruzione, psicologo di sostegno e farmaci, si verrà a generare.

Oggi, le donne portatrici dei geni BRCA1 e BRCA2 con mutazioni ereditarie, con alto rischio di contrarre il tumore, hanno nella prevenzione un possibile sostegno. Per il professore Veronesi, questo è valido nel 98% dei casi. Ma, per molte donne che hanno vissuto sulla loro pelle, il dramma della malattia, la prevenzione è poco efficace. In alternativa c’è la mastectomia preventiva.

Sull’efficacia di questa scelta, oggi non esistono statistiche di lungo periodo. Uno studio  pubblicato  sulla rivista JAMA (Journal of the American Medical Association), ha dimostrato la validità di questa tecnica che riduce del 100% il rischio dell’insorgenza del cancro nei successivi tre anni dall’operazione.

Dubbi, invece, tra gli specialisti europei che  predicano prudenza e consigliano di rivolgersi ai centri di prevenzione dei tumori, prima di fare scelte radicali, forse anche inopportune, basate solo su una nuova moda che sta per nascere.

 

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