Meglio soli che male accompagnati. Viaggio in solitaria…ma solo sulla carta

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Una piazza che si affaccia sul Po, la borghese Torino, una sera di inizio estate. Bevo un irish coffee in un locale all’aperto, uno di quelli con gli ombrelloni e le sedie bianche. Se siete già stati a Torino sapete di cosa sto parlando; se non l’avete mai vista, vale la pena farci un pensierino. E con chi vai?”, mi chiede. “Da sola”, rispondo. “Stai scherzando vero?! Ma non hai proprio nessuno che venga con te?”. 

Qualcuno che non vede l’ora di fare una vacanza con me ci sarebbe…è che non lo voglio. Non perché sono asociale, burbera, chiusa, solitaria. Tutt’altro.
Agli occhi di italianomedio una persona che decide di intraprendere un viaggio in solitaria è una persona molto triste, molto sola. Una persona che cena da sola in un ristorante (triste anche lui), che dorme da sola in un hotel (2 stelle, quindi triste) passando le serate davanti alla tv; magari affogando le proprie angosce di inetto bevendo qualche bottiglia di birra seduto sul letto. Beh, questo genere di persona, credetemi, non andrebbe da sola neanche al mercato.
italianomedio, che mi guarda con diffidenza mentre con il mio zaino in spalla e i miei scarponcini per un’escursione in montagna, rispondo così:

“Caro amico italianomedio,
sono un’italianamedia anch’io, piacere.
Hai già sentito parlare di un certo Colombo, di Polo o di un tizio chiamato Vespucci? (No, non sono i nomi dei nuovi acquisti del Milan). Sono italiani, come noi;  italiani che ci ricordano che prima di essere un popolo di turisti, un popolo di comodoni viziati dal nostro bel paese e dalle nostre abitudini, eravamo un popolo di viaggiatori.
Chi viaggia da solo è speciale. E’ sensibile. E’ forte. E’ curioso. E’ vivo. Parte da solo soltanto sulla carta; c’è soltanto un nome scritto sul suo biglietto del treno; non ha diritto a sconti per gruppi, non ha uno scompartimento tutto per sé e per la sua famiglia. Hai ragione italianomedio, non ha tutto questo. Ma sai che ti dico? Che quando hai il mondo in mano e hai la possibilità di stringerlo e farlo tuo anche soltanto per un istante, tutto il resto non ti serve. Viaggiare da solo vuol dire vivere tutto sulla propria pelle, vuol dire sperimentare non fermandosi ai racconti o ai libri, vuol dire parlare con la gente, vivere con loro, lasciarsi coinvolgere dagli usi e dai costumi di chi ci ospita. Viaggiare da solo vuol dire condividere e non soffrire di solitudine. 
Caro amico italianomedio, ora ti saluto. Spero di incontrarti un giorno. Allora potremo presentarci davvero e potrò chiamarti con il tuo nome”

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