Papa Francesco il rivoluzionario

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Che fosse un rivoluzionario lo si era intuito sin dalla scelta del nome: Francesco,  in memoria del Santo che, circa un millennio fa, si scagliò contro i privilegi della Chiesa. Che questa  rivoluzione si trasformasse in una continua e incessante azione di denuncia è, probabilmente, l’aspetto più sorprendente.

Jorge Mario Bergoglio, classe ’36, con una calma serafica, continua imperterrito a demolire il castello di certezze che la Chiesa aveva costruito nei secoli. Il silenzio sugli scandali sessuali, lo IOR, i privilegi curiali, persino la tradizione papale: nulla è stato risparmiato in questi primi mesi di pontificato.

In genere la rivoluzione parte dal basso: sono i cittadini, deboli, oppressi e stanchi dei soprusi a guidarla contro i sovrani, scegliendo tra loro il leader carismatico. Ed è qui che si percepisce la novità: per la prima volta, il leader di una rivoluzione è, paradossalmente, il detentore del potere da sovvertire! E lui, incurante degli effetti devastanti causati dalle sue parole, vere e proprie lame che si affondano nelle piaghe vaticane, ha interpretato saggiamente l’esigenza di rinnovamento che nasce dai fedeli, cominciando proprio dall’interno la sua opera di ricostruzione di quella Chiesa universale voluta da Gesù.

Armato di una fede ardente, al limite della follia, ha sposato pienamente il desiderio dei cristiani di ripartire dalla semplicità del Vangelo, ed ha colto l’occasione per dare risposta all’esigenza di  testimoni credibili,  che rendano viva la Parola con la loro vita.

Se la “rivoluzione bergogliana” riuscirà nel suo intento, quello di riportare la Chiesa a misura d’uomo, lo scopriremo strada facendo.  Ma partendo dalla certezza di avere il successore di Pietro ad alimentare le proprie  speranze, il cristiano può riprendere fiducioso il suo cammino che conduce a Cristo.

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