Spazio: la sonda Kepler svela il futuro del Sistema solare

KOI 55.01 e KOI 55.02 per Charpinet

Perché non c’è vita su questi pianeti? E’ la prima domanda che ci si pone al cospetto di questa importante scoperta, realizzata dalla sonda Kepler della NASA. La risposta arriva dagli esperti dell’INAF, l’Istituto Nazionale di Atrofisica, che ci spiegano come questi corpi celesti e la loro stella, denominata KIC 05807616, siano molto più anziani del nostro.

Già ribattezzati “i due pianeti sopravvissuti”, KOI 55.01 e KOI 55.02 (illustrazione S. Charpinet) sono stati scoperti da Kepler intorno a una stella che ha appena superato la fase di gigante rossa e dunque “arroventati” dalle radiazioni proveniente dall’astro. Le temperature dei pianeti non sono adatte ad ospitare forme di vita, ma non è detto che un tempo non lo fossero. Va comunque sottolineto che gli esperti tendono ad accostare i due pianeti più a Giove che alla nostra Terra.

“KOI 55.01 e 02 potrebbero essere ciò che resta di pianeti giganti di tipo gassoso, simili al nostro Giove, in orbita intorno alla stella nella sua fase evolutiva quando molto tempo fa ancora utilizzava l’idrogeno come combustibile principale, attraverso le reazioni di fusione nucleare che si sviluppavano nel suo interno – spiegano dall’INAF -. Il guscio di gas attorno a questi pianeti sarebbe stato strappato via quando la stella, entrando nella fase di gigante rossa, si è ingrandita a dismisura, andando a inglobare i due pianeti. Quello che è sopravvissuto a questa ‘immersione’ sarebbero solo i nuclei densi dei due corpi celesti, probabilmente composti da elementi pesanti come il ferro”.

Ciò non toglie fascino alla scoperta: “L’ipotesi più probabile è che si tratti di pianeti piccoli, di dimensioni terrestri, fra i più piccoli mai rivelati attorno a una stella diversa dal nostro Sole – spiega Roberto Silvotti dell’INAF -. Fra l’altro se le masse fossero molto più grandi le orbite non sarebbero stabili”.

Secondo gli esperti, l’osservazione fornisce un’anteprima di quello che potrebbe accadere tra circa 5 miliardi di anni anche al nostro Sistema solare. Alcune differenze ci sono, spiegano gli scienziati dell’INAF, ma questo particolare sistema planetario individuato da Kepler risulta fondamentale per alcune osservazioni. Anche il nostro Sole, infatti, è destinato a diventare una gigante rossa ed espandendosi ingloberà i pianeti più interni, tra cui forse anche la Terra. Ul fenomeno molto simile a quello che ha coinvolto KOI 55.01 e 55.02.

La scoperta è stata descritta nei particolari con un articolo pubblicato nell’ultimo numero della rivista Nature. Tra gli autori figura anche l’italiano Roberto Silvotti dell’INAF-Osservatorio Astrofisico di Torino.

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