Terremoto in Emilia: terreno sollevato fino a 12 centimetri

Il suolo dopo il terremoto in Emilia

Il terremoto non lascia solo danni e spavento, ma anche cambiamenti importanti a livello geologico. Si tratta di spostamenti del terreno, anche importanti, che oggi è possibile misurare dallo spazio attraverso i satelliti nello spazio e una tecnica denominata interferometria differenziale, capace di osservare anche mutazioni di pochi centimetri. Nel caso del terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna nei giorni scorsi, a calcolare la portata degli spostamenti sono stati i ricercatori di Irea-Cnr e Ingv, sulla base dei dati raccolti dai satelliti radar Cosmo-SkyMed dell’Agenzia spaziale italiana.

Come accennato, da gli studi emerge che la zona maggiormente interessata dagli spostamenti del terreno è quella tra Mirandola e San Felice sul Panaro (Modena), su una superficie di circa 50 chilometri quadrati. Il sollevamento del suolo ha raggiunto picchi di 12 centimetri ed è stato causato dallo scorrimento in profondità dei due lembi della faglia sulla quale si è originato il terremoto del 29 maggio. Tali cambiamenti, spiegano gli esperti, sono stati misurati confrontando le immagini catturate dai satelliti la sera del 27 maggio, prima della forte scossa del 29 maggio, e quelle raccolte nella serata del 4 giugno. Un lasso di tempo, quello tra il 27 maggio e il 4 giugno, necessario ai satelliti per tornare ad osservare l’area interessata dal sisma.

“L’uso dei satelliti di Cosmo-SkyMed, caratterizzati da tempi di rivisita molto brevi, ha permesso di avere a disposizione un gran numero di dati, tali da poter studiare e separare gli effetti delle prime scosse sismiche del 20 maggio da quelle avvenute il 29 – spiega il Cnr -. Con altri sensori, caratterizzati da tempi di rivisita più lunghi, questo non sarebbe stato possibile”.

A cosa serviranno osservazioni e calcoli relativi al sima? “Il risultato ottenuto è particolarmente interessante in quanto consente una analisi completa della zona interessata dalle deformazioni del suolo, che mostra un orientamento prevalentemente est-ovest – commentano dal Cnr -. Le sue caratteristiche, e il confronto con i dati della sismicità, indicano che la faglia del 29 maggio si colloca nella continuazione verso ovest di quella del terremoto del 20 maggio”. Gli stessi dati verranno ora utilizzati per elaborare modelli matematici, utili a comprendere i meccanismi fisici alla base dei fenomeni sismici.

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