Un paese di giocatori (d’azzardo)

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Siamo un paese di scommettitori, o meglio di giocatori d’azzardo. Si, perché diversi anni fa, quando il “Superenalotto” e il “Gratta e Vinci” non esistevano ancora, l’unica cosa che lo studente, il pensionato, la casalinga, l’insegnante potevano fare era di giocare la schedina al sabato sera (quando ancora le partite di calcio erano tutte concentrate di domenica); o attendere l’epifania per scoprire se quel paio di biglietti della lotteria Italia, comprati distrattamente in un autogrill della Modena-Brennero, erano tra quelli vincenti, quelli della svolta. Oppure affidarsi a “strade alternative”. Illegali. E quindi criminali.

Il settore delle scommesse conta oggi più di centomila addetti. Negli ultimi dieci anni, in Italia, nel gioco è stata spesa una cifra molto vicina ai quattrocento miliardi di Euro. Nel 2012 il gioco è costato agli italiani una cifra di poco inferiore agli ottanta miliardi di Euro, mentre per l’acquisto di libri è stato speso un miliardo e mezzo di euro. Tra slot machines, video poker, lotterie, bingo, scommesse, negli ultimi dieci anni gi italiani hanno bruciato una somma che equivale ad un decimo del prodotto interno lordo anuale del paese. Varrebbe la pena riflettere sul fatto che l’Italia vanta il poco edificante primato di essere il primo paese europeo, ed il terzo nel mondo, per la spesa nel gioco d’azzardo legale. A questo si dovrebbe aggiungere la cifra di giocatori dipendenti,ottocentomila persone, ed altri due milioni che rischiano di diventare tali.

E mentre lo stato italiano incassa dal gioco, anche grazie a campagne pubblicitarie che invitano a “giocare responsabilmente”, cifre vicine ai dodici miliardi di euro, c’è chi, forse per venire a patti con la propria coscienza, decide di rinunciare a guadagni sicuri: alcuni mesi fa, la signora Monica Pavesi, di professione tabaccaia, ha deciso di rimuovere le slot machines dalla sua rivendita, rinunciando a guadagni mensili superiori ai duemila euro. Il motivo?  Non ce la faceva più a vedere persone rovinarsi.

L’Italia, un paese di paese di poeti, navigatori e santi. E di giocatori d’azzardo. Con il beneplacido dello stato.

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