Facebook in Borsa: Oscar Giannino commenta l’Ipo

Mark Zuckerberg fondatore di Facebook

Nel giorno della presentazione dell’IPO di Facebook alla SEC arriva un curioso approfondimento sul rapporto tra Mark Zuckerberg e la finanza, due mondi contrapposti, almeno fino a qualche tempo fa. Da una parte la visione, dall’altra il denaro: era proprio necessaria la quotazione di Facebook a Wall Street? La risposta è sì, in quanto è il modo migliore per capitalizzare dall’obbligo, previsto da una legge federale, di rendere pubbliche le proprie informazioni finanziarie per le società con più di 500 azionisti. Ora o mai più, deve aver pensato Zuckerberg a proposito della quotazione. E non sono bruscolini, in quanto il valore di Facebook è oggi stimato in 100 miliardi di dollari, da cui l’IPO da 10 miliardi.

Eppure, la finanza non è proprio nelle corde di Mark Zuckerberg. A ricordarcelo è la rivista Wired che dedica la copertina del nuovo numero al fondatore di Facebook: l’angelo che ha trasformato tutto il mondo una enorme rete di amici e il diavolo pronto a vendere l’enorme mole di dati in suo possesso ai signori di Wall Street.

Come detto, però, Zuckerberg ha fatto di tutto per ritardare lo sbarco in Borsa della sua creatura. Già due anni fa c’era questa ipotesi, ma lui rifiutò, fedele alla sua filosofia aziendale, focalizzata sulla creazione di ottimi prodotti piuttosto che sul prezzo delle azioni.

Arrivato il momento di Wall Street, complice la legge federale di cui sopra, Facebook deve guardarsi allo specchio e chiedersi se li vale davvero quei 100 miliardi di dollari di cui si parla tanto. Non potendo sapere l’opinione di Zuckerberg, Wired l’ha chiesto all’economista italiano Oscar Giannino, collaboratore della rivista nonché conduttore radiofonico di Radio 24 e opinionista televisivo.

“Di Facebook, per poter esprimere giudizi di valore di un qualche fondamento non sappiamo abbastanza – esordisce Oscar Giannino -. Come tutte le società non quotate inferiori ai cinquecento soci, secondo le norme americane (la legge federale descritta sopra, ndr) può tenersi quasi tutti i dati nel cassetto”.

“Il giro d’affari 2011 stimato dagli osservatori oscilla tra i 3 e i 4 milioni di dollari, ma è una forchetta amplissima – spiega l’economista -. Idem dicasi per il margine di utili, c’è chi dice 300 milioni, chi oltre 500. Certo, sappiamo che Facebook ha solo 3000 dipendenti, non i 90mila di Microsoft o i 31mila di Google”.

“Ma quale sia la marginalità pubblicitaria, e su che valutazioni e proiezioni di commercializzazione e profilatura clienti aperta a terzi si basino le prospettive di crescita della piattaforma in realtà noi non lo sappiamo, e saranno i banchieri d’affari che dovessero pilotare l’IPO a scrivere le carte sulla cui base il mercato abboccherebbe – conclude Oscar Giannino -. A oggi, sono tutte congetture. L’unica cosa di cui sono certo è che un multiplo di 20 o addirittura 30 volte il fatturato è completamente lunare”.

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