La politica digitale su blog e social network

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Il medium è il messaggio, affermava McLuhan, uno dei più importanti massmediologi del Novecento. E il web, appunto, è la piazza virtuale che sta giocando oggi un ruolo forte, ma non più forte, certamente, di quello che hanno avuto i massmedia, radio,  tv e stampa, nella determinazione dei ruoli politici dei principali protagonisti del Novecento.

Ad ogni modo, pensare la rete come unico fattore di innovazione politica e culturale, un deus ex machina rispetto alle concrete condizioni di sofferenza economica e sociale, è fuorviante. Possiamo allora dire “circolarità virtuosa” tra la dimensione on e off line della partecipazione politica? Probabilmente sì, perché nel fluire della concreta esperienza quotidiana di ognuno di noi non sono dimensioni disgiuntive, una non esclude l’altra.

Social network e blog sono i meta-luoghi in cui entriamo con i nostri meta-corpi per esprimere in tempo reale le nostre libertà, dissenso, condivisione o equidistanza dalle parti politiche in campo. I new media hanno reso permeabili i confini tra il dentro e il fuori, tra pubblico e privato, sono acceleratori di cambiamento politico e culturale.

[…] Perché da sempre papi e regnanti, politici e politicanti hanno fatto uso dei media. L’effige del re sulla moneta, per citare un esempio, era potere economico-comunicativo circolante, raccontato e divulgato da uno degli strumenti più efficaci del potere stesso, il denaro. Per una nuova cultura della politica comunicazionale

E, tuttavia, una differenza c’è: alla verticalità della comunicazione dei mass media, dal centro alle periferie del sistema, il web oppone una innegabile dimensione orizzontale, peer to peer, della comunicazione. La politica digitale matura in un contesto evolutivo della comunicazione umana tout court. Un contesto in cui, veloce come un “click”, c’è ogni possibile autorappresentazione di una specifica identità sociale e politica, che annulla come d’incanto le distanze tra i vertici del potere e la base.

Le nuove figure emergenti sapranno cogliere le sfide della politica digitale? Potranno i guru dematerializzati del webmarketing politico esercitare un controllo dall’alto dei movimenti politici “nativo-digitali”, com’è stato ed è ancora nei più tradizionali partiti del Novecento?

Il carisma del leader ha conquistato l’ubiquità della rete, certo, ma non è altrettanto certo che il popolo della rete, sfuggente come un’anguilla, non gli scivolerà tra le mani. Politici e social network: chi scende e chi sale

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