Twitter e richieste dei governi: caso Harris punta di un iceberg

Twitter

Quando le indagini tradizionali non bastano, le autorità si affidano al web. Lo sanno bene i colossi di Internet che, da qualche tempo a questa parte e con Google in testa, si affidano a rapporti visibili a tutti per evidenziare le richieste provenienti dai governi di tutto il mondo. Il Transparency Report, questo il nome, è una sorta di classifica che consente ai navigatori di scoprire quanto i loro Paesi cerchino di infilarsi nelle “vicende personali” dei cittadini, seppur giustificati da indagini in corso, e alle aziende del web di dimostrare quanto sia difficile resistere a questo tipo di pressioni, numerose quanto importanti.

Mentre il web intero si interroga su quanto sia lecito questo modo di agire da parte dei governi, come peraltro accade con le intercettazioni telefoniche tradizionali e VoIP, in queste ore a risollevare la questione ci ha pensato il caso di Malcom Harris e della richiesta da parte di un giudice di New York, l’iatalo-americano Matthew Sciarrino, di entrare in possesso di tutti i dati collegati all’account dell’uomo, uno dei manifestanti di Occupy Wall Street arrestato nell’ottobre scorso per i disordini di New York. Senza entrare nei dettagli della vicenda, diciamo che le richieste dei governi ai vari social network, ma anche ad altri servizi, sono diventate sempre più numerose.

L’ultimo Transparency Report di Twitter, pubblicato appena 2 giorni fa, ci dice infatti che le sole richieste degli USA riguardanti le informazioni sugli utenti hanno toccato quota 679 a giugno, pari al 75% di tutte le richieste pervenute al social network. Dietro gli Stati Uniti, per questa tipologia di richieste, si piazza il Giappone con 89, seguito a distanza da Canada e Regno Unito con 11.

Abbiamo ricevuto più richieste governative nella prima metà del 2012 che nell’arco complessivo del 2011 - spiegano da Twitter con un mix di sorpresa ed inquietudine -. Andando avanti così, ci sarà la pubblicazione di una versione aggiornata di queste informazioni due volte l’anno”.

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