La voce di Fabrizio De Andrè diventa terapia

La premura nello spendere parole su un artista che dall’ uso divino delle parole stesse ha forgiato la sua arte, è direttamente proporzionale alla complessità del suo mondo, quello cantato e tramandatoci dalla sua opera. È un mondo fatto di coraggio, di sfida, di sferzante tenacia, propria di chi non cede “alle leggi del branco”, ma che, con spirito di tolleranza e di carità, è alla disperata ricerca individuale di pace e libertà.

Se l’espressione di questi nobili valori viene poi affidata ad una perfetta fusione fra musica e parole, in grado di esercitare un forte potere introspettivo, può nascere una curiosa lettura della musica deandreiana: quella terapeutica. È proprio dall’analaogia riscontrata tra i disagi dei suoi pazienti e le storie che vedono protagonisti alcuni personaggi di De Andrè che Gabriele Catania, psicoterapeuta presso l’Ospedale Sacco di Milano e da anni impegnato nella lotta contro lo stigma sui disturbi psichiatrici,  ha deciso di fare della voce del cantautore genovese una vera e propria strategia terapeutica. Del resto quella di De Andrè è stata una delle voci più intense ad aver parlato degli ultimi, degli emarginati, dei vinti e dei perdenti restituendoli quella “goccia di splendore” che la massa giudicante, e spesso la famiglia stessa, non riteneva fossero degni di possedere.

Gabriele Catania, individuando le canzoni che meglio riflettono diverse questioni esistenziali dell’uomo, ha dato vita a un progetto di riabilitazione psichiatrica intitolato “Tu prova ad avere un mondo nel cuore” allo scopo di favorire nei pazienti, attraverso l’ascolto dei pezzi e l’identificazione con i personaggi, un’adeguata consapevolezza della propria malattia e di allontare così vergogna e sensi di colpa che spesso si traducono in un ostacolo alla piena riuscita del percorso terapeutico. Ecco che il caso di una giovane anoressica, con la sua ossessiva ricerca di accettazione, presenta parallelismi alla “Ballata dell’amore cieco“, o  il disagio nato dal conflitto tra padre e figlio  si rispecchia nella necessità di sopravvivere all’autorità cantata ne”La canzone del padre“, o ancora “Il Pescatore” è una metafora della solitudine come viaggio alla riscoperta di se stessi.

La poetica di Faber continua ad essere attuale, a 15 anni dalla sua morte.

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