Contro il cancro una speranza tutta italiana

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La speranza italiana impegnata nella ricerca contro il cancro porta il nome del dott. Mirco Fanelli e del dott. Vieri Fusi.

Entrambi professori all’Università di Urbino, il primo con competenze biomediche il secondo chimiche, hanno unito le loro forze e le loro squadre operative nell’unico intento di cercare e scovare qualcosa che riaccendesse la speranza nella lotta contro il nemico comune, quello dei nostri tempi: il cancro.

Sembrerebbero esserci in parte già riusciti puntando su una molecola di derivazione naturale quale il maltolo.

Il maltolo è comunemente rintracciabile nel caramello, nella cicoria, nel caffè, nel cocco, e nelle fragole; solo per citarne alcuni. Non crediate però che l’assunzione di tali alimenti metta al riparo dalla malattia, infatti, il maltolo,  se non opportunamente trattato, non epleterebbe il suo ruolo “salvifico”.

Ecco appunto subentrare la competenza dei due ricercatori che, modificando la molecola di partenza, danno origine ad una nuova classe di molecole con interessanti proprietà chimico/fisiche. All’interno di questa classe al momento sono state sintetizzate due molecole, nello specifico malten e maltonis, capaci di condurre le cellule a rispondere in termini biologici fino ad indurle ad una morte programmata che potremmo volgarmente definire suicidio.

Tali risultati provengono da un monitoraggio in vitro e anche se sembrerebbero esserci buone possibilità per modelli tumorali in vivo i ricercatori per il momento si riservano di divulgare ulteriori informazioni in merito, anche per motivi di protocollo, anticipando però che questi composti sembrano essere ben tollerati in vivo.

La scoperta si è concretizzata  in un brevetto nazionale (Attestato di Brevetto per Invenzione Industriale – Ministero dello Sviluppo Economico – del 22.02.2012 (n° 0001392249) – Inventori: Fanelli-Fusi) e non sono mancate pubblicazioni internazionali su importanti riviste scientifiche a supporto della validità dei risultati fin ad ora ottenuti.

Per far si che la ricerca non si fermi ma progredisca stupendoci ancora però c’è bisogno che questi “eroi dello stivale” vengano supportati economicamente dato che il proseguo di tali studi comporta un ingente investimento economico che l’università non può sostenere.

 

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