L’ossigenoterapia in camera iperbarica può bloccare il decorso della malattia di Alzheimer

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Le demenze sono stati di deterioramento mentale dovuti ad una diffusa distruzione dei neuroni cerebrali che posso insorgere fin dai 45 anni di età. Si tratta di una serie di patologie diverse tra le quali la malattia di Alzheimer è la più comune, nonché la più degenerativa. Chi assiste un parente colpito da Alzheimer sa bene quanto sia pesante gestire questa malattia invalidante che causa turbe della memoria, disorientamento, difficoltà di linguaggio e alterazioni del carattere fino all’aggressività. Le terapie farmacologiche possono fornire a questi malati soltanto piccoli benefici sintomatici e un lieve rallentamento del decorso, che si presenta sempre fatale.

Una soluzione ci è fornita dalla ossigenoterapia in camera iperbarica (HBOT), tecnica che viene già utilizzata da tempo in qualche ospedale italiano per la cura delle piaghe da diabete, delle ustioni e delle vasculiti e ultimamente anche per la cura delle persone colpite da ictus, le quali dopo due mesi di terapia riscontrano miglioramenti evidenti quali inversione delle paralisi e miglioramento del linguaggio. Una delle cause dell’ictus è la mancanza di ossigeno nel tessuto cerebrale con conseguente morte irreversibile di alcune cellule, mentre quelle vicine ad esse possono essere rivitalizzate dall’ossigenoterapia consentendo la ripresa di alcune funzioni cerebrali.

Poiché anche nei malati di Alzheimer si sono riscontrate alterazioni nel microcircolo sanguigno cerebrale, in alcuni Paesi quali  Stati Uniti,  Regno Unito e Cina questi pazienti vengono curati con la somministrazione di alti livelli di ossigeno che vanno a rinvigorire i neuroni malati con conseguente rallentamento o blocco della malattia.

I pazienti sottoposti alla HBOT vengono alloggiati all’interno di un macchinario in posizione seduta e per circa un’ora sono sottoposti a pressioni superiori a quella atmosferica, mentre viene loro somministrato attraverso una mascherina posta sul volto ossigeno puro pressurizzato, che in queste condizioni riesce a raggiungere facilmente il flusso sanguigno del cervello consentendo la rivitalizzazione di alcune cellule. Questa terapia, indolore e priva di complicanze,  può migliorare di molto la qualità di vita dei malati di Alzheimer e dei loro familiari.

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