Calciomercato e fair play finanziario

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Quando nel 2009, Florentino perez, presidente del Real Madrid al culmine di una già faraonica campana acquisti, ‘compra’ Cristiano Ronaldo per la cifra di 94 milioni di euro, il mondo calcistico tutto si indignò.I vertici UEFA furono costretti a prendere in considerazione, senza indugi ulteriori, la problematica degli eccessivi investimenti effettuati dai principali club europei, nella consapevolezza che se non si fosse provveduto in tempi rapidi ad arginare il fenomeno, il calcio sarebbe andato inevitabilmente incontro all’autodistruzione.

Il problema che si pose all’attenzione quattro anni fa e che ancora oggi non ha trovato una vera è propria soluzione è di duplice natura: etica (vista la congiuntura economica internazionale particolarmente negativa) e sportiva in senso stretto. Se per quanto concerne il profilo etico, superato l’impatto emotivo della prima ora, avrebbe potuto ancora prevalere la politica del “lassair faire”, per quanto riguarda l’incidenza che tale stato di cose può avere sull’equilibrio delle manifestazioni agonistiche non è possibile soprassedere.Poter spendere al di fuori di ogni logica di bilancio, non solo è immorale ma senza dubbio favorisce ingiustamente alcuni club a discapito di altri

Secondo la legge ordinaria è possibile che un ente di diritto privato, pur se indebitato, possa compiere ogni attività idonee a conseguire lo scopo sociale fino a quando ne ha la possibilità. Sono i creditori, i garanti, i finanziatori a consentirlo. Ora, se questo stato di cose, giuridico e di fatto, viene traslato nel contesto sportivo, ci troviamo di fronte a situazioni per cui i grossi club, quelli che hanno in dote contratti televisivi importanti, platea di spettatori estesa, potenzialità commerciali per chi le sa scorgere e sfruttare, troveranno sempre dei finanziatori che in quanto tali, si trasformeranno spesso anche in garanti. Ad un soggetto giuridico di tale levatura verrà concesso sicuramente credito perchè ritenuto affidabile, mentre ad un club di seconda fascia chi deve avere, per paura dell’insolvenza, non concede niente.

Per questo il settore è stato regolamentato con una normativa che impone alle società entro il 2014 di assolvere a tre obblighi: a) non avere debiti nei confronti di dipendenti o altri club; b) impegnarsi a fornire un’informativa a ai competenti organi allo scopo di fare chiarezza circa le prospettive economiche del club; c) raggiungimento del pareggio di bilancio. Soprattutto quest’ultimo obiettivo è ritenuto importante  al punto che le società che non dovessero raggiungerlo, potrebbero essere destinatarie persino dell’estrema pena dell‘esclusione dalle competizioni UEFA. Ci si chiede: le sanzioni dovute suddetti saranno sempre applicate o all’occorrenza, qualche squadra che fa cassetta usufruirà di qualche deroga?  Ci si vuole augurare che non vengano fatte eccezioni.

 

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