Fuorigioco, come cambia la regola con le nuove normative

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Fin dal momento della sua introduzione nel gioco del calcio, la regola del fuorigioco è sempre stata motivo di discussione sul terreno di gioco, nei salotti televisivi e tra i tavoli del bar. Soggetta a diversi tipi di interpretazione, la regola ha subìto diverse variazioni nel corso del tempo, passando dal penalizzare gli attaccanti fino quasi a favorirli con l’ultima modifica in vigore da questa stagione.

All’inizio si parlava di fuorigioco quando, al momento di un tiro o passaggio, c’erano meno di cinque giocatori difendenti tra la posizione di un attaccante e l’immaginaria linea del pallone, in qualsiasi parte del terreno di gioco. Poi si passò a tre difendenti. Quindi la modifica riguardò la zona d’azione rendendola valida solo per la metà del terreno di gioco verso cui una squadra attaccava fino ad arrivare allo stravolgimento di portare a due il numero di difendenti che devono trovarsi tra linea di porta e linea del pallone.

Successivamente una nuova correzione venne introdotta per favorire maggiormente lo spettacolo, ovvero che il fuorigioco fosse da considerare effettivo, oltre al numero di difensori, solo se tra l’attaccante e il penultimo difendente passasse della luce.

Negli ultimi anni invece quella specifica venne meno e gli arbitri dovevano punire la posizione di fuorigioco se una delle parti del corpo dell’attaccante atte a giocare il pallone (quindi mani e braccia escluse) fosse più vicina alla linea di porta rispetto al penultimo difendente. A condire la difficile condizione non poteva mancare l’interpretazione sull’attività o passività della posizione e del comportamento dell’attaccante nel corso dell’azione.

Tutte queste modifiche hanno reso sempre più difficile il compito dell’arbitro e degli assistenti ma hanno anche quello di difensori e attaccanti che giocavano sempre al limite della regolarità e sembravano essere piuttosto favorevoli al gioco della linea difensiva.

Quest’anno però la famosa regola 11 è stata oggetto di un’ulteriore correzione, leggera ma significativa che, al contrario di prima, potrebbe favorire gli attaccanti ma, al contempo, creare confusione. Perché la leggera correzione appare ancora molto vaga, soprattutto nella considerazione delle distanze e della differenza tra giocata e tocco.

Nel corso della riunione tecnica per la stampa tenuta da Stefano Braschi, referente della commissione arbitri nazionale di serie A,l’ex arbitro ha cercato di spiegare le variazioni agli organi di informazione.

Interferenza:  In pratica la nuova valutazione del fuorigioco cambia per quanto riguarda l’interferenza dell’attaccante verso il difendente o il portiere.

Verso il portiere non viene più considerato il precedente “cono visivo” ma solo la linea di visione. Se l’attaccante non si trova sulla linea del pallone calciato verso la porta non è più in fuorigioco.

Nei confronti del difendente invece la modifica è risulta approssimativa. L’attaccante è in fuorigioco quando si trova a non più di 1-1,5 metri dal difensore. Quella distanza è considerata sufficiente perché possa essere infranta la regola. Resta da capire, in termini strettamente pratici, quanto possa essere difficile la valutazione della distanza con una prospettiva relativamente schiacciata come quella che hanno gli assistenti.

Giocata o Tocco: L’altra sostanziale modifica alla regola riguarda l’intervento del difendente durante un’azione. Prima ogni intervento, magari maldestro, non bastava a “sanare” la posizione di fuorigioco dell’avversario.

Ora invece, oltre a considerare l’interferenza, la terna dovrà essere in grado di valutare se l’intervento difensivo sia un tocco o una giocata. Come tocco si intende un rimpallo o una partecipazione involontaria all’azione mentre la giocata è intesa come vero e proprio tentativo non riuscito di interrompere l’azione.

Come specificato nel sito FIGC e nel paragrafo del regolamento riportante la modifica, tra queste nuove variazioni ci sono comunque delle eccezioni. Per esempio la respinta del portiere non sarà valida per sanare la posizione di un avversario in fuorigioco così come il tentativo, da parte di difensore o portiere, di evitare la segnatura di una rete. In questi casi la posizione irregolare dell’attaccante permane.

Le reazioni da parte dei professionisti, a queste modifiche, tendono ad essere unanimi. Guidolin, allenatore dell’Udinese, non ritiene che le nuove normative possano essere d’aiuto alle terne ma rischino di complicare le loro decisioni mentre anche il presidente dell’AIA Marcello Nicchi appare scettico:

“Non è che sia entusiasta, quando le cose vengono secondo me complicate non è cosa semplice. Sono convinto che si possa rivelare un’innovazione buona, se si vuole far segnare più gol”

Solo Braschi va apertamente controcorrente e ritiene che si vogliano strumentalizzare queste modifiche facendole sembrare molto più complicate di quanto realmente siano perché – a suo dire – non cambiano molto rispetto al regolamento precedente.

Rispetto al passato, di sicuro, non cambieranno le controversie legate all’applicazione della regola da parte di addetti ai lavori e appassionati di calcio.

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