La situazione attuale della boxe in Italia

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Uno sport “antico” ma non vecchio, una disciplina che insegna il coraggio e il rispetto dell’avversario, tanto da meritarsi l’appellativo di “nobile arte”ma anche umiltà e spirito di sacrificio : questa è la filosofia del pugilato.

E’ difficile spiegare perchè uno sport così affascinante e che ha numerosi  appassionati, praticanti o semplici amatori, abbia conosciuto negli anni un lento declino nel numero di iscritti e nei risultati professionistici a livello internazionale.

Proprio nella sua caratteristica di sport “duro” per eccellenza sono  da ricercare alcune delle cause che ne hanno provocato l’abbandono nel nostro paese: è facile infatti che i giovani neofiti che spendono energie in palestre non sempre accoglienti, abbandonino questa disciplina in favore di sport più seguiti e magari meno faticosi; inoltre è ancora modesta la partecipazione femminile a questo sport, anche per la diffusione di discipline parallele  praticate in molte palestre di fitness che garantiscono un allenamento aerobico senza i rischi del contatto fisico.

Un basso numero di iscritti  porta anche una minor qualità degli eventi agonistici, sempre più rari nei nostri palazzetti, organizzati con difficoltà dalle piccole società sportive locali, e non sempre ripagati da un adeguato numero di spettatori; inutile sottolineare che anche a livello televisivo il pugilato professionistico è relegato ad orari “improbabili”, lasciando  spazio ad eventi agonistici di sport emergenti.

Se il panorama dilettantistico soffre, le cose non vanno meglio in ambito professionistico: è in decrescita il numero di atleti che decidono di lasciare la canottiera e il rassicurante caschetto, per una carriera davvero faticosa, a fronte di guadagni molto bassi, lontani anni luce dai compensi milionari del nostro calcio.

La Federazione Puglistica Italiana ha cercato di rilanciare l’immagine della boxe proponendo un rinnovamento delle procedure agonistiche che faciliti il passaggio da dilettanti a professionisti, una revisione delle valutazioni arbitrali, non sempre univoche ed esenti da contestazioni nell’assegnare i punti. Si è cercato anche di rilanciare le competizioni giovanili per gli under 15, così da avvicinare i più piccoli alle palestre di pugilato con esercizi specifici (salto della corda, corsa, combinazioni di colpi in sparring), e chissà che tra le nuove leve non si nasconda qualche campione.

 

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