Sara Simeoni compie 60 anni e ha ancora molto da insegnare

Sara_simeoni

Nella calura estiva del 26 luglio 1980 l’Italia trattiene il fiato come alla notizia di un nuovo attentato.

La tv sta trasmettendo da Mosca la finale olimpica femminile di salto  in alto nella quale gareggia, e sta lottando per la medaglia d’oro, una sconosciuta atleta italiana: Sara Simeoni.

La voce di Paolo Rosi è nervosa annunciando il fallito salto a 1 e 94 della favorita Rosemarie Ackerman. Rimangono tre finaliste a contendersi il podio: Sara Simeoni, Urszula Kielan e Jutta Kirst. Il primo tentativo è fallito da tutte. Parte Sara per la seconda prova in un silenzio irreale del commentatore. Solo quando la veronese atterra sul materasso, senza che l’asticella cada, scoppia la gioia: “Bene! Bene! Bravissima! Brava!”. La Kielan e la Kirst falliscono sia la seconda che la terza prova e Sara vince la medaglia d’oro che la proietta nell’olimpo dell’atletica mondiale.

Nel 1980 pochi sanno che Sara Simeoni ha stabilito il record mondiale di salto in alto a 2,01 metri il 4 agosto del 1978 al meeting di Brescia, misura migliorata di un centimetro solo agli Europei di Atene del 1982 da Ulrike Meyfarth e che rimase per ben 29 anni record italiano. Dopo Mosca Sara Simeoni diventa un’ icona dello sport italiano vincendo innumerevoli medaglie fino al ritiro dall’agonismo nel 1986. Non abbandona però lo sport diventando insegnante di educazione fisica e professoressa di scienze motorie all’università di Chieti.

Per i suoi 60 anni, festeggiati il 19 aprile nella sua casa di Rivoli Veronese con il marito Erminio Azzarro (suo ex allenatore) e con una settantina di amici, non risparmia critiche al vetriolo al mondo dello sport agonistico sul quale sta scrivendo un libro. Per lei lo sport deve essere innanzitutto divertimento e non politica e ancor oggi insegna ai suoi ragazzi la passione e la gioia per atletica.

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