Tre italiani alla conquista dell’NBA

nba_jugo.it

E’ il 28 giugno del 2006. In un rituale tra i più seguiti dello sport professionistico americano il “Commissioner” David Stern, grande capo della lega legge il nome del prescelto. Nel silenzio generale, rotto solo da qualche fischio di delusione, si alza un lungo italiano dal viso scarno, intimorito dal circo mediatico che lo circonda.E’ Andrea Bargnani detto il Mago, della Benetton Treviso, fresca conquistatrice dello scudetto. Nel suo piccolo  il Mago entra nella storia della lega americana più seguita mondo; mai europeo era stato scelto ad una posizione cosi alta.

Urge spiegare brevemente il meccanismo del Draft, tipico dello sport americano e sconosciuto a noi europei. Alla fine del campionato si svolge una “lottery” in cui ogni squadra ha la possibilita di mettere sotto contratto i giocatori non ancora presenti in Nba; normalmente provengono dallo sport universitario americano, il basket del college. Per aggiungere un meccanismo egalitario le squadre peggiori avranno la possibilità di scegliere quello che ritengono il migior prospetto, in grado forse di cambiare il destino della franchigia.

Andrea, per chi non lo conoscesse, è un lungo atipico; alto 2,13, agile e con grande mobilità di piedi sopperisce con queste doti alla forza fisica non straripante, se paragonata ai monumenti neri che bazzicano i parquet americani. Dotato di un tiro assolutamente non comune per un giocatore della sua altezza doveva rappresentare l’uomo franchigia di una squadra, i Toronto Raptors, tra le peggiori della lega. Certamente l’italiano ha portato un gioco tipicamente europeo e di elevata intelligenza cestica.

Ora dopo alcune stagioni in bianco e nero, l’ultissimo nerissimo per via degli infortuni, Andrea è a un bivio: la migliore possibilità è accasarsi in una contender che ha bisogno di un lungo periferico dalla mani fatate, non efficacissimo a rimbalzo, ma capace di portare punti dalla panchina. Probabilmente dovrà scordarsi  il contratto multimilionario di cui ha beneficiato.

Diverso il discorso per il Gallo,  Danilo Gallinari da Milano; scelto in ottava posizione da i New York Knicks, fischiatissimo dagli esigenti tifosi della Grande Mela ha lentamente conquistato il pubblico con le sue giocate. Giocatore di 2.08, tiratore eccelso come quasi tutti quelli che vengono dall’altra parte dell’atlantico, è stato poi ceduto ai Denver Nuggets, compagine con concrete possibilità di ben figurare nei play-off. A differenza del Mago, ha dimostrato di avere oltre ad un talento cestico tra i primi della classe, la volontà e la capacità di migliorarsi constantemente.

Il nostro terzo conterraneo, Marco Belinelli,  è quello che ha avuto percorso più complicato. Forse il giocatore con meno talento dei tre, ha viaggiato parecchio per poi accasarsi in una possibile contender, i Chicago Bulls. Guardia di 196 cm, ha lottato per strappare minuti ai compagni fisicamente più dotati di lui, facendosi apprezzare per l’impegno e l’applicazione.

Quale è il futuro per i nostri ambasciatori? Certamente roseo per il Gallo, il più duttile dei tre, capace di difendere, penetrare e tirare dalla lunga distanza. Belinelli sembra in grado di ritagliarsi un ruolo di nicchia, uscendo dalla panchina; dalla sua certamente la determinazione.Un grosso punto interrogativo invece per Bargnani; l’imperativo è cambiare squadra, cercando possibilmente un contesto vincente. Ma sopratutto sarà necessario finalmente imparare quelle parti del gioco che finora ha ignorato; in un campionato competitivo come quello americano il talento puro, e lui certamente ne ha, non basta per affermarsi.

Appassionato di Sport?

Leggi JUGO.it anche su Facebook

Vai alla Pagina Facebook di Jugo.it
JUGO > Sport > Tre italiani alla conquista dell’NBA